CRISI»SCONTRO SUL RATING

di Andrea Di Stefano wMILANO Ennesima bufera sull'Italia. L'agenzia di rating Moody's ha declassato il nostro Paese di due gradini, a due passi dalla cosiddetta area speculativa, quella dei titoli a significativo rischio insolvenza (cioè di non poter pagare i debiti). L'annuncio dell'agenzia di rating è stato diffuso nella notte di giovedì, poco prima dell'arrivo del presidente del consiglio Mario Monti a Sun Valley, sulle montagne dell'Idaho, negli Usa, alla conferenza annuale della banca d'affari Allen & Co, una delle più importanti comunità della finanza internazionale. «Il downgrade di Moody's è stata una disgrazia, ma il mercato ci ha premiato e l'asta è andata bene» ha dichiarato Monti alla fine della giornata. A far paura, secondo Moody's, è il rischio di contagio dalla Grecia e dalla Spagna ma anche il clima politico che «con l'avvicinarsi delle elezioni della prossima primavera - si legge nella nota dell'agenzia di rating - rappresenta un'ulteriore fonte di rischio», nonostante le positive misure intraprese dal Governo. Moody's segnala la diminuita disponibilità degli investitori stranieri d'oltreoceano a comprare i bond italiani e il netto aumento dei costi di finanziamento sui mercati. Per l'agenzia di rating, le prospettive per l'Italia sono deteriorate perché la crescita è debole e la disoccupazione è in aumento. Il Pil, in particolare, è stimato in calo del 2% con la conseguenza di rendere più difficile per il Paese centrare gli obiettivi fiscali e di bilancio. L'Italia è insomma un sorvegliato speciale e Moody's non esclude un ulteriore declassamento. «I rischi che gravano sull'attuazione delle riforme restano considerevoli - sottolinea Moody's - e aumentano il peso dell'austerity e delle riforme sulla popolazione italiana». Il timore è che la politica possa frenare l'operazione di risanamento messa in campo dal Governo con «un programma di riforme che ha davvero le potenzialità per migliorare notevolmente la crescita e le prospettive di bilancio». L'annuncio di Moody's ha provocato una reazione durissima da parte di tutti gli organi istituzionali e della comunità economico-finanziaria. Dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera («E' un giudizio ingiustificato e fuorviante») al numero uno di Confindustria Squinzi (l'Italia resta «molto più forte di quello che appare»), passando, tra una dichiarazione e l'altra, per il sottosegretario al Tesoro Gianfranco Polillo che parla di «motivazioni deboli» esprimendo «forti perplessità». Un fronte ampio, pressoché unanime in realtà se si considera la pronta reazione dell'Europa e della Germania che si sono affrettati a sottolineare «gli sforzi senza precedenti» compiuti dal Paese giudicando «inopportuno» il giudizio dell'agenzia. La sentenza di Moody's non ha avuto comunque effetti negativi sull'asta dei titoli italiani: ieri l'Italia ha collocato Bot triennali per 3,5 miliardi ad un tasso del 4,65%, contro il precedente 5,3% del giugno scorso. Un risultato buono sulla scia di quello di giovedì quando sono stati emessi 7,5 miliardi di euro di Bot annuali al 2,697% contro il 3,97% dell'asta dello scorso mese. Più complessa la situazione degli spread che sono arrivati a toccare la soglia dei 490 punti per chiudere poi intorno ai 478 punti. Piazza Affari, che non ha mai perso molto nonostante Moody's, ha chiuso in rialzo dello 0,96% in un panorama comunque molto positivo con la migliore che è stata Francoforte (+2,15%) seguita da Parigi (+1,46%) e Londra (+1,03%) complice l'ottima apertura di Wall Street trainata da alcuni dati macroeconomici positivi. I prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono cresciuti in giugno dello 0,1% a fronte di attese da parte degli analisti di una flessione dello 0,3%. Al netto delle componenti volatili, l'indice è cresciuto dello 0,2%, in linea con le previsioni. Nel mese i prezzi dell'energia sono calati dello 0,9% mentre i prezzi delle auto sono scesi dello 0,2% mentre invece i prezzi dei beni intermedi sono risultati in flessione dello 0,5%. ©RIPRODUZIONE RISERVATA