In Spagna Rajoy rischia la fine di Zapatero
MADRID Rajoy va avanti con il piano di rigore ma cresce il timore per la recessione che peserà sul Paese anche nel 2013 e che potrebbe essere aggravata da tagli e austerità del governo. E il fronte che appoggia il premier conservatore sembra cominciare a incrinarsi: due comunità autonome del colore politico del governo dicono "no" alla riduzione del deficit, e c'è già chi prospetta per Rajoy una fine «alla Zapatero», il cui crollo politico iniziò proprio con le prime misure di austerità. Mariano Rajoy ha ribadito ieri la fiducia nella manovra annunciata mercoledì con l'obiettivo di risparmiare 65 miliardi in due anni e mezzo. In attesa di conoscere i dettagli e il calendario della manovra annunciata ieri, che inizieranno a delinearsi nella riunione del Consiglio dei Ministri di venerdì, l'11 luglio 2012 sarà ricordato come il giorno dell'annuncio della maggior manovra macroeconomica della Spagna democratica. «Signor presidente, questo è il suo 12 di maggio», avvisava mercoledì durante la sessione del Congresso Josu Erkoreka, deputato del PNV. Si riferiva a quel 12 maggio del 2010, data chiave per la storia politica della Spagna in crisi, in cui Zapatero, nodo alla gola, annunciò tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici e alle politiche sociali che lo avevano fatto arrivare fino alla Moncloa. Fu l'inizio della fine dell'ultimo governo socialista. È dunque sintomatico che due comunità autonome del colore politico del governo - Castiglia e Leon ed Estremadura - riunite con il ministro delle Finanze, si siano rifiutate rieri di appoggiare la riduzione del deficit regionale allo 0,7% per il 2013 (invece che all' 1,1% attuale) e allo 0,1% per il 2014. Una prima crepa nella solida trincea del Partido Popular, che obbliga cosi le sue 12 regioni a nuovi tagli in bilancio. Nel Congresso però il PP continua ad avere un'ampia maggioranza assoluta. Una maggioranza che non ha voluto un dibattito sulle nuove misure e a cui i socialisti del PSOE hanno proposto un patto per preparare un piano economico da qui al 2015. E secondo l'editoriale di El Pais, «la Spagna non andrà avanti senza un qualche tipo di accordo» tra i principali partiti. Anche perchè la tensione sociale è in continuo aumento: a Madrid, dopo i violenti scontri di ieri mattina, hanno manifestato i dipendenti pubblici che perdono tredicesima e parecchi giorni di ferie.