A giudizio per video hard con la collega
di Maria Fiore wPAVIA Ha filmato la collega a sua insaputa, mentre faceva sesso con lei. E poi ha messo il video hard su internet. Una serata di scambio amoroso, di effusioni e di piacere che doveva restare confinata nell'intimità di una camera da letto e limitata alla complicità di due amanti e che invece è finita sui siti pornografici di mezzo mondo. Per l'uomo, un giovane medico specializzando di 27 anni che lavora a Pavia (vista la delicatezza della vicenda si omettono le generalità dei protagonisti), è scattata la denuncia ed è partito il processo: il 19 luglio dovrà presentarsi in aula, davanti al giudice, accompagnato dall'avvocato Raffaella Nofri, per rispondere di diffamazione e di interferenze illecite nella vita privata. Rischia, per la seconda accusa, fino a 4 anni di carcere. Lei, giovane medico di 26 anni che lavora nella stessa struttura dell'ormai ex amante, si è costituita parte civile con l'avvocato Barbara Bertoni e ha chiesto un risarcimento di 100mila euro per danni morali. Al pubblico ministero Roberto Valli, che dovrà sostenere l'accusa al processo, è stata presentata l'altra mattina, dall'avvocato Bertoni, una richiesta di sequestro preventivo con oscuramento del sito internet. Ma, anche in caso di accoglimento dell'istanza, la rimozione del video dalla rete potrebbe rivelarsi più complessa del previsto. Il filmato, registrato con una webcam piazzata sulla scrivania della camera da letto del giovane, dove il rapporto si è consumato, è stato scaricato e condiviso da altri siti ed è finito su altri portali. La parte civile ne ha contati almeno cinque. Una situazione che, come si può immaginare, sta creando imbarazzo e ansia alla vittima, che ha avuto per questa vicenda anche ripercussioni nel proprio lavoro. Questi i fatti. I due ragazzi, che lavorano nello stesso ambiente, hanno una breve relazione. Si vedono alcune volte. Una sera a casa del giovane. La telecamera, piazzata a pochi passi dal letto e di cui lei non sa niente, filma tutto: 19 minuti e 41 secondi di sesso. Gesti, carezze, parole. Frasi in cui vengono citati anche alcuni amici comuni e che vengono tradotte in inglese per le didascalie che accompagnano le scene. I due amanti hanno il viso in parte schermato, ma sono proprio le frasi a renderli riconoscibili. Sono gli amici della ragazza a trovare, per caso, il video navigando in rete. E sono loro ad avvisarla, dopo mesi ormai che il filmato è a disposizione di chiunque voglia vederlo. Basta un click. La giovane è sgomenta. Preoccupata per la sua reputazione. Non accetta che la sua immagine, la sua personalità più intima, possa essere spiata e condivisa da altri, su siti pornografici. Chiede spiegazioni al suo collega e amante. Lui si scusa, spiega di averlo fatto senza la volontà di ferirla e promette di togliere il video da internet, ma ormai la frittata è fatta. Il filmato non può più essere cancellato. E lei, nonostante la vergogna di dovere affrontare il processo, seppure come parte lesa, decide di denunciarlo e di andare fino in fondo, nel tentativo di ottenere il risarcimento per l'inganno subito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA