Già tagliati 220 posti letto nei 19 ospedali provinciali

«Il sistema va riorganizzato, i tagli lineari alla sanità mettono a rischio i pazienti e la possibilità di far ripartire l'economia». Lancia l'allarme Enrico Frisone, presidente del collegio Ipasvi della provincia di Pavia: «Noi infermieri non siamo in grado di sopportare altri tagli, siamo già al limite: la carenza di infermieri fa aumentare la mortalità dei pazienti: organici ridotti, orari impossibili, riposi non garantiti, riorganizzazione continua di turni, mancate sostituzioni per pensionamenti e maternità sono indicatori di eventi avversi, omissioni assistenziali, cure inappropriate, rischi per gli assistiti», spiega Frisone. Cosa chiedono gli infermieri? «Una riorganizzazione del sistema – spiega Frisone - Per risparmiare occorre una standardizzazione dei costi , la Regione Lombardia fa revisioni contrattuali e riorganizzazione da 5 anni, la spending review non può ignorarlo. Occorre poi incentrare il sistema sanitario sull'intensità di cura e di assistenza in modo da aumentare la qualità dell'assistenza anche con risorse ridotte: basterebbe un sistema di infermieri sul territorio per diminuire i costi, per fare da filtro per medici di base, specialisti, pronto soccorso. Se si devono diminuire i posti letto, occorre pensare a delle alternative: utilizzare la formazione clinica avanzata degli infermieri per svolgere nuovi ruoli nell'assistenza sanitaria per esempio. Potremmo farcela con un numero inferiore di dirigenti medici, ma non con il numero di infermieri di cui oggi la sanità dispone». di Anna Ghezzi wPAVIA Settemila posti in ospedale da tagliare entro il 2013 per raggiungere l'obiettivo di 3,7 letti ogni mille abitanti e risparmiare 8 milioni di euro in tre anni. E se il ministro della salute Renato Balduzzi assicura "quote premiali" per le Regioni virtuose, la provincia di Pavia, con i suoi 3546 posti letto accreditati pari a 6,5 ogni mille abitanti, resta in attesa di capire che cosa accadrà visto che in Regione si parla di 2200 posti in meno. Anche se in tre anni in Lombardia si è passati da 43mila a 39mila e a Pavia i posti accreditati sono già calati di circa 220 unità. «In linea con le indicazioni della Regione – spiega Bruno Carugno, direttore del dipartimento programmazione, acquisto e controllo dell'Asl di Pavia – abbiamo trasformato e stiamo trasformando circa 220 posti letto di degenza in attività ambulatoriali complesse, letti per subacuti, passando da 2830 posti accreditati a poco più di 2600». Se in provincia ci sono 6 letti ogni mille abitanti non significa che il taglio sarà radicale, l'obiettivo imposto dallo Stato di 3,9 è regionale. A tremare però, non sono solo le strutture pubbliche, che contano su due terzi dei letti. Ma anche quelle private perché al Pirellone si mormora che il peso dei tagli cadrà per il 40 per cento sul pubblico, e per il 60 per cento sul privato accreditato. In provincia di Pavia sono dieci (su 19) le cliniche o fondazioni private accreditate, da giganti come la Fondazione Maugeri o il gruppo San Donato che gestisce Città di Pavia, Morelli e Beato Matteo alla clinica Santa Maria delle Grazie di Voghera, che ha solo 19 posti convenzionati con la Regione. «Non c'è al momento nessuna previsione – dicono dalla direzione sanitaria del San Matteo – anche perché la Lombardia è già abbastanza in linea con lo standard di posti letto per 1000 abitanti». Sono 3,9 ogni mille abitanti, lo Stato chiede che si raggiunga il 3,7 per mille. «È presto per fare previsioni, non c'è nulla di certo», fa sapere Daniela Troiano, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera della Provincia di Pavia. Ma sui piccoli presidi come Mede e Broni qualche timore c'è nonostante le rassicurazioni del ministero. E nonostante quest'anno invece delle chiusure estive necessarie a garantire le ferie agli infermieri, si sia scelto il metodo dell'accorpamento dei reparti. «Cosa accadrà a Pavia dipende da come uscirà dal Parlamento il decreto – afferma il senatore Daniele Bosone, vicepresidente della Commissione Sanità in Senato – . Il ministro ha dato disponibilità a modificare il testo, mantenendo i saldi invariati. È un'ulteriore spinta a razionalizzare, possibile una modesta riduzione di posti letto». «Noi non tagliamo i posti letto, riorganizziamo il sistema – spiega l'assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani – Le funzioni (ortopedia, cardiologia, chirurgia, sale parto, per esempio) vanno in rete: dove non si può garantire un certo numero e livello di prestazioni, la funzione sarà accorpata nell'ospedale più vicino e in quello che rimane senza saranno potenziati altri servizi. Inoltre grazie al il concetto delle cure subacute per stabilizzare i pazienti in sede ospedaliera, ma in bracci operativi chiamati "tecnici", con attivazione di servizi di telemedicina e teletrasmissione dei dati avremo meno posti letto di degenza ordinaria come vuole lo stato, risparmiando e garantendo i servizi: un letto tecnico costa 190 euro al giorno invece dei mille euro in reparto». Occorre capire se con il taglio da 300milioni sui fondi per la sanità lombarda si riuscirà a garantire il personale.