«Ci sono troppi insegnanti per hobby»

VOGHERA Settori giovanili, crescita dei ragazzi, risultati: dopo aver visto la Spagna dominare l'Italia agli Europei si è aperto il dibattito su come far crescere nuovi talenti. «In altre nazioni allenare squadre giovanili viene considerato un lavoro, da noi tante volte è un hobby – dice Simone Setti, laureato in Scienze motorie e istruttore di squadre di Pulcini e Esordienti – quindi c'è gente meno qualificata». Setti conosce bene la crescita dei ragazzi dai 6 ai 12 anni, età fondamentale «in cui ci sono capacità coordinative che devono essere sviluppate, come saltare, arrampicarsi, rotolare, che ti portano ad avere maggiore coordinazione. All'inizio è più importante essere istruttore rispetto ad allenatore. Rispetto alla Spagna c'è molto distacco tra settore giovanile e prime squadre quando invece uno dovrebbe essere in funzione dell'altro». «Secondo me i bambini giocano troppo poco, si fa poca attività fisica rispetto a 15 anni fa – spiega Lorenzo Medicina, laureato in Scienze motorie per anni responsabile degli Anni Verdi, ora preparatore di giovani tennisti all'Accademia tennis Vavassori a Milano –. A livello di base viene fatta scarsa attività anche a scuola». Cosa si può fare per ridurre il gap con culture di sport come quella spagnola? «Creare strutture multi-sportive: una base il bambino la apprende, poi decide lo sport da fare». (m.q.)