Avvocati e medici sul piede di guerra
ROMA La protesta degli avvocati? «Me l'aspettavo, in parte». Ai microfoni di SkyTg24, il ministro della Giustizia, Paola Severino, parla dei tagli imposti dalla spending review. «So che gli spostamenti non sono graditi, che i sacrifici non sono graditi - ammette il guardasigilli - però io credo che una gran parte degli avvocati siano maturi per comprendere che i piccoli tribunali non funzionano, loro sono i primi a saperlo; sono i primi a sapere che una giustizia troppo frammentata non funziona; sono i primi a sapere che non siamo più nel 1870, siamo nel 2012». «Oggi - ricorda il ministro - ci muoviamo molto di più, oggi gli avvocati viaggiano tra Roma, Milano, Firenze, Bologna, si spostano per seguire i loro clienti: io non credo che uno spostamento di 20-30 km, perchè abbiamo misurato che in media tali saranno, possa danneggiare una categoria come quella degli avvocati». «Ogni nuova manovra, di qualsiasi governo, colpisce la sanità». Ma il problema è che non si vuole capire che «i tagli senza una radicale modifica del Servizio sanitario nazionale non servono a niente, se non a ridurre servizi ai cittadini». Così il Cimo, medici ospedalieri, commentando il decreto e sottolineando che la riduzione dei posti letto, «in assenza di alternative vere al ricovero nel territorio, crea solo disservizi». La sanità, aggiunge il sindacato, «è cambiata in questi anni, e l'ospedale del 2012 è diventato un centro di elevata tecnologia e di alta specializzazione che non ha bisogno degli stessi posti letto di 20 anni fa, ma di professionisti qualificati e modelli organizzativi efficienti per poter erogare prestazioni ad alto livello qualitativo». «Grande preoccupazione» esprime presidente di Federsalute-Confcommercio, Alberto De Santis per il taglio «del 2% delle prestazioni convenzionate. Tutti gli atti programmatori del governo e delle Regioni parlano della necessità di un taglio agli sprechi nella Sanità, a fronte di un potenziamento dei servizi di lungodegenza, riabilitazione e residenzialità per anziani e disabili. Strutture, peraltro, che hanno una forte incidenza del costo del lavoro e quindi a rischio di non poter più pagare gli stipendi alle figure professionali presenti nelle strutture».