La Valvitalia nel mirino della Finanza
Una scommessa ampiamente vinta, quella di Salvatore Ruggeri, che nel 2002, dopo aver lasciato la Grove, decise di creare dal nulla un'altra azienda che facesse concorrenza al colosso vogherese nel settore delle valvole industriali per l'energia. Sembrava un azzardo, un salto nel vuoto. Invece, a distanza di dieci anni, il gruppo Valvitalia è un colosso con nove stabilimenti, cinque dei quali in Italia, oltre mille dipendenti, un fatturato che nel 2011 ha raggiunto i 313 milioni di euro; il novanta per cento dei suoi prodotti (attuatori, sistemi, raccordi e flange per il settore petrolifero e del gas) vengono esportati in novantuno nazioni e la sua rete commerciale di uffici vendita copre in pratica ogni continente. Il quartier generale si trova in via Tortona a Rivanazzano; stabilimenti sono stati aperti anche in Cina, negli Emirati Arabi (Abu Dhabi) e in Canada. di Roberto Lodigiani wRIVANAZZANO TERME Ispezione della Guardia di finanza alla Valvitalia di Rivanazzano. Alle nove di ieri mattina, poco dopo l'apertura dello stabilimento, si sono presentati in via Tortona dieci agenti del comando provinciale di Pavia. «Siamo qui per una verifica generale sui bilanci degli anni 2010, 2011 e 2012», hanno spiegato mettendosi subito dopo all'opera e cominciando a spulciare i libri contabili. Per i vertici dell'azienda, che avevano appena risolto il caso dello stop alle esportazioni in Iran, sbloccando forniture strategiche dell'importo di 40 milioni di euro, l'arrivo delle Fiamme gialle ha avuto lo stesso effetto di una pugnalata alla schiena. Salvatore Ruggeri, fondatore e presidente del gruppo industriale, che a gennaio ha festeggiato il decennio di attività e oggi conta oltre mille dipendenti (320 nella casa madre di Rivanazzano) e un fatturato ampiamente sopra i 300 milioni di euro, ha reagito restituendo al Capo dello Stato l'onorificenza di cavaliere del lavoro che gli era stata conferita nel 2009, in occasione della festa nazionale del 2 giugno. L'industriale di origini siciliane, nella lettera a Napolitano, confessa, «con la morte nel cuore», tutta la stanchezza e la sfiducia nei confronti di «alcuni organi dello Stato che stanno ingiustamente colpendo una delle più belle realtà industriali italiane». Il sospetto, o forse la certezza, che serpeggia in via Tortona è che la visita a sorpresa della Finanza sia una conseguenza della decisa reazione all'embargo con Teheran imposto dall'Agenzia delle Dogane. «Valvitalia ha i bilanci certificati da Kpmg e questi controlli – denuncia, infatti, un comunicato dell'azienda – dimostrano un accanimento assurdo e ingiustificato, una persecuzione non comprensibile. Lo stesso ministero che ci aveva bloccato le esportazioni (Sviluppo economico), ha dato ordine di fare questa verifica. Con la grinta e le carte in regola, si ottengono risultati come la revoca del blocco delle spedizioni, blocco ingiusto e immotivato. Ma allo stesso tempo lo Stato ha completamente perso l'orientamento, disperdendo energie, denaro pubblico e rischiando di mettere in ginocchio un gioiello del Made in Italy». Ruggeri, intervenendo al Consiglio comunale di Rivanazzano riunito per discutere d'urgenza il caso Valvitalia dopo l'altolà con l'Iran, aveva parlato di una «ingiustizia» nei confronti del gruppo. Ieri mattina, all'indomani della soluzione del giallo iraniano, proprio mentre con i suoi collaboratori si stava adoperando per far rientrare gli operai al lavoro e tornare alla normalità, la visita a sorpresa della Finanza lo ha indotto al gesto clamoroso di restituire al Presidente della Repubblica quel riconoscimento che aveva coronato simbolicamente la sua brillante carriera di imprenditore. Altri, ancora più eclatanti, potrebbero seguire nei prossimi giorni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA