«A Pavia nessuna traccia della criminalità organizzata»
MILANO «A Pavia, durante il mio incarico, i reati più problematici sono stati i furti e le rapine. La criminalità comune, per intenderci, non quella organizzata. Non c'è stato, in altre parole, un imperversare di reati ascrivibili a organizzazioni di tipo mafioso». La deposizione dell'ex prefetto di Pavia Ferdinando Buffoni è durata pochi minuti. Un tempo che è bastato al testimone a ribadire quello che aveva già affermato nei mesi che erano seguiti agli arresti dell'operazione Infinito: e cioè che non ci sarebbero segnali di infiltrazioni mafiose a Pavia. Alla stessa conclusione il prefetto era arrivato dopo l'inchiesta della commissione prefettizia all'Asl, da lui stesso disposta. Ieri mattina, pensando che gli sarebbe stata utile per la sua deposizione, si è portato la relazione sul banco dei testimoni, nella tasca della giacca. Ma l'avvocato Rallo gli ha chiesto solo se fosse intervenuto, dopo gli arresti, nei confronti dell'amministrazione provinciale o comunale. Alla difesa di Pino Neri sono bastate le dichiarazioni del prefetto, che ha spiegato di non avere preso nessuna iniziativa nei confronti delle amministrazioni e ha escluso l'esistenza di un problema "mafia" a Pavia. Lo stesso Ettore Filippi, nella sua deposizione, ha insistito su questo punto: «Mi chiedo come si possa dire che un territorio è controllato da un'associazione criminale che riesce a raccogliere soltanto 40 voti. Queste sono le preferenze prese da Del Prete nelle famose elezioni del 2009». Nella relazione del prefetto, che il collegio dei giudici aveva deciso fosse svelata almeno nelle parti prive di dati sensibili, compaiono tuttavia delle annotazioni di vicende che, per l'Antimafia di Milano, meriterebbero quantomeno di essere chiarite. Una di queste riguarda il progetto di una casa di riposo ad Albuzzano, a cui era interessato la famiglia Dieni. Nessun illecito, ma gli uomini della Direzione distrettuale antimafia hanno ritenuto, giusto due mesi fa, di fare qualche verifica. L'altra vicenda, che viene appuntata nella relazione, è legata alla promessa di un incarico all'interno dell'Asl che Chiriaco avrebbe fatto alla moglie di Pasquale Libri, il funzionario del San Paolo morto dopo essere precipitato dalla tromba delle scale dell'ospedale. Troppo poco, però, secondo l'ex prefetto, per parlare di presenza mafiosa a Pavia. (m. fio.)