Diaz, verdetto confermato Colpevoli via dalla polizia

di Fiammetta Cupellaro wROMA Condannati, dopo undici anni, in via definitiva i 25 poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 fecero irruzione alla Diaz a Genova durante il G8 e che provocò sessanta feriti. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione che hanno anche aperto la strada ai risarcimenti per le vittime del pestaggio. L'Alta Corte ha confermato le pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici. Sarà il ministro dell'Interno ad aprire i procedimenti disciplinari a carico dei 25 imputati che porteranno alle sanzioni. La più grave, tra quelle previste dal regolamento, è la radiazione. La sentenza colpisce alcuni alti funzionari del Viminale accusati di falso aggravato, l'unico reato scampato alla prescrizione. Non andranno in carcere, ma rischiano la radiazione Filippo Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, uno dei poliziotti più noti d'Italia; Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell'Aisi, ex Sisde, entrambi condannati a 4 anni; Gilberto Calderozzi, responsabile del Servizio centrale Operativo condannato a 3 anni e 8 mesi. Ma tra i poliziotti che si sono viste confermare la condanna ci sono anche i capi delle squadre mobili di Firenze, Filippo Ferri e dell'Aquila, Fabio Ciccimarra; Spartaco Mortola, attuale capo della polfer di Torino, tutti condannati a 3 anni e otto mesi. L'accusa anche per loro riguarda i verbali di perquisizione e arresto a carico dei manifestanti della Diaz, rivelatesi pieni di accuse infondate. Anche per loro scatterà la sanzione disciplinare. Il collegio dei giudici presieduto da Giuliana Ferrua, ha dunque confermato l'impianto accusatorio della sentenza dei giudici di Appello di Genova del 2010 nella parte relativa alla «catena di comando» che portò al blitz sanguinoso. In pratica, a parte la condanna per Vincenzo Canterini, all'epoca capo del reparto mobile di Roma, che aveva 5 anni di reclusione, ridotti per la prescrizione del reato di lesioni, per gli altri rimangono inalterate le pene inflitte in appello. Nessuno degli imputati è riconosciuto responsabile di singoli atti di violenza, ma dalla ricostruzione dei giudici di secondo grado è apparsa chiara la responsabilità dei vertici per non essere intervenuti a fermare i pestaggi e per i firmatari dei verbali di arresto, di aver avallato le false accuse verso i 93 «no-global». Secco il commento del ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri: «La sentenza va rispettata come tutte le decisioni della magistratura. Il ministero dell'Interno ottempererà a quanto disposto dalla Suprema Corte». Stesse parole dal capo della polizia Antonio Manganelli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA