Mirafiori, uno spiraglio dal nuovo suv compatto
di Vindice Lecis wROMA Per ora è solo una sagoma disegnata realizzata grazie a un effetto multimediale. Per una manciata di secondi, e da una certa distanza, durante la presentazione della nuova 500L dentro un garage virtuale è stato proiettato il profilo del Suv Fiat che dovrebbe essere prodotto a Mirafiori a breve. Si parla del secondo semestre 2013, accanto all'inedito modello compatto che entrerà nella gamma Jeep. Potrebbero essere buone notizie per Mirafiori, ma questi prototipi virtuali non spazzano via i timori dopo l'esternazione di Marchionne sulla possibilità di chiudere uno stabilimento italiano se dovesse continuare la fase depressiva sui mercati. Non si fa soverchie illusione Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom. «Torino non può rassegnarsi a essere solo teatro di posa, luogo di presentazione di auto che non si producono qui: dopo la Thema, la 500 L». Ieri a Torino è stata la giornata dell'utilitaria prodotta in Serbia che vanta finiture, confort e silenziosità da ammiraglia. Ma «quella della 500 L - ha proseguito Airaudo - è una presentazione in tono minore, siamo molto lontani da quella della prima 500 prodotta in Polonia. Torino è una delle capitali della produzione mondiale dell'auto, qui c'è conoscenza ed esperienza, non merita questo sberleffo. Non possiamo accettare le immagini, vogliamo prodotti concreti. Marchionne dice che per Mirafiori si vedrà e questo non è accettabile, servono impegni concreti». Per ora lo storico stabilimento ha i lavoratori in cig sino al settembre del prossimo anno. Nel 2012, secondo i dati della Fiom, su 130 giorni di lavoro teorico a Mirafiori si è lavorato 21 giorni sulle linee Idea e Musa (109 giorni di cig) e 38 su quella della Mito (92 di cig). Nel 2011 sono state prodotte 22 mila vetture tra Idea e Musa, 41 mila Mito, mentre nel 2007, ultimo anno senza cassa integrazione da Mirafiori sono uscite 210 mila vetture e i modelli erano sei. A fine mese i sindacati metalmeccanici incontreranno l'ad del gruppo, Marchionne. L'occasione sarà l'esame dei dati del primo semestre da parte del cda del Lingotto previsto per il 31 luglio. L'accordo sul contratto di primo livello del gruppo, prevede due incontri l'anno di verifica. «Le dichiarazioni di Marchionne sono quasi lapalissiane - afferma Giuseppe Farina, segretario della Fim Cisl - se il mercato non riprende avremo problemi di saturazione degli impianti. Non ci sono grandi elementi di novità. Anzi eravamo preoccupati per il possibile ridimensionamento degli investimenti e quindi la conferma che stia cercando soluzioni come l'esportazione negli Usa mi sembra un segnale positivo». Anche per Rocco Palombella, segretario della Uilm, «preoccupa il mercato non le parole di Marchionne». Susanna camusso, leader della Cgil ritiene che il governo «dovrebbe porsi il problema di determinare le condizioni per attrarre un altro grande produttore di auto». L'Italia non può «inseguire i comportamenti di Fiat» che minaccia continuamente di andarsene: «Bisogna creare le condizioni per un produttore di auto già affermato». A questo punto «anche un giapponese va bene». Fabbrica Italia, il maxi piano annunciato da Marchionne, se è mai esistito è già tramontato. Per questo, ha concluso Camusso, «i problemi veri restano «Termini Imerese, Irisbus, Iveco». ©RIPRODUZIONE RISERVATA