Bersani: un centrosinistra per governare
ROMA «Voglio partire dal centrosinistra, non sto facendo inciuci con nessuno, ma voglio un centrosinistra nuovo, di governo, non quello di una volta». A Livorno nel Teatro Goldoni, che vide nascere il partito comunista, il segretario del Pd Pierluigi Bersani chiarisce, prima ai giornalisti e poi alla platea dei democratici della città portuale, il fine della sua strategia sulle alleanze. A Vendola che più di una volta nei giorni scorsi ha chiesto di ripartire dalla "foto" di Vasto, da quell'alleanza con l'Idv di Di Pietro - non sempre per la verità molto salda, ma ancora in vita in tante amministrazioni locali - Bersani, pur senza citare il leader di Sel, scandisce le sue regole: sì ad un centrosinistra dove, però, «non esista una proprietà transitiva per cui se ci sta uno deve starci anche l'altro per arrivare fino a Grillo». E il motivo è che il fine delle alleanze è governare l'Italia. Grande disponibilità a discutere, spiega il segretario, sapendo che, partendo dal centrosinistra, «noi dobbiamo parlare a tutte quelle forze democratiche, moderate, costituzionali ed europeiste che possono dare una mano a sconfiggere il populismo» ma senza «chi ci insulta». Mentre Di Pietro chiede che si apra un tavolo comune per scrivere insieme un nuovo programma e critica al tempo stesso chi lavora nelle «segrete stanze» per cambiare la legge elettorale, Bersani mantiene ferma la barra della lealtà verso il governo: «Questa transizione - dice ai suoi elettori livornesi - non è comoda per noi politicamente, ma non è comoda neppure per Monti. Se c'è un incendio non bisogna prendersela con il pompiere». Il Professor Monti, spiega Bersani, è una risorsa «ma non intendo arruolarlo». «Noi siamo leali - è la linea del leader Pd - non facciamo scherzi, sosteniamo la transizione per tutto il tempo necessario, ma il governo non deve avere il pregiudizio nei rapporti sociali e sindacali». Ma di tutt'altro parere è Vendola secondo cui «le scelte del Governo Monti -sostiene il leader di Sel - vanno nella direzione opposta a quella che sarebbe auspicabile e necessaria. Oggi bisognerebbe ripartire dalla giustizia sociale. Credo che le politiche di austerity - accusa - non facciano altro che peggiorare il quadro recessivo in cui è precipitata l'economia italiana». E rispolvera la proposta del salario minimo garantito. A Livorno Bersani, pur senza citarlo, si toglie invece anche un sassolino dalle scarpe sulle uscite del sindaco-rottamatore Matteo Renzi: «Il rinnovamento non lo fanno le tv: avanti con le nuove leve, ma nel rispetto di tutti quelli che ci hanno portato fino a qui». Ed ancora, riguardo alle primarie: «Abbiamo detto che faremo le primarie, non che si aprono. Altrimenti - ha aggiunto - saremo da ricovero, chiamerebbero il 118. Abbiamo davanti il problema dell'Italia, in questo momento, quindi, quando sarà il momento, ne parleremo».