Auto scassinate di notte dietro stazione ferroviaria

PAVIA Un fine settimana di tentati furti ai danni delle auto parcheggiate in via Robecchi Brichetti, dietro la stazione ferroviaria. I malviventi hanno scassinato – o tentato di scassinare in maniera maldestra – le serrature delle portiere di una decina di auto ferme dal lato dei binari, all'inizio della via, in prossimità dell'incrocio con via Riviera. Niente vetri rotti, per fortuna, solo qualche danno alle serrature e alle portiere. Ma sembra che alla fine di tanta fatica, i ladri non siano riusciti a portare via nessuna auto. «Sono rientrata dopo due giorni di mare – spiega una delle vittime – e ho trovato la serratura dal lato del conducente schiacciata, era impossibile infilare le chiavi. E lungo la portiera c'erano segni di scasso, come se qualcuno avesse provato ad aprirla con qualche oggetto di metallo». Di segnalazioni, ai vigili urbani non ne sono arrivate ma, spiegano dal comando, «In questi casi sono in pochi a fare denuncia». Solo tra via Riviera e il sottopasso erano sei le auto danneggiate, con segni di scasso. Altre quattro verso via Aselli. «Io non la lascio mai qui dietro – afferma una pendolare che non vuole lasciare il nome – perché spesso non c'è posto. E poi di sera non mi fido. È già capitato che danneggiassero le auto». Tanti preferiscono l'altro parcheggio, all'incrocio con via Aselli. Meglio illuminato, c'è più passaggio, le case sono vicine. Torna così alla ribalta il tema della sicurezza nella zona retrostante la stazione, pochi passi dalla Minerva che sembrano anni-luce. Le rose dei viali lasciano il posto a luci gialle e muretti usati come latrina. Di sera è il deserto: il bar in prossimità del sottopassaggio chiude, resta solo la pizzeria da asporto. «Io spesso torno tardi la sera, in treno, e abito qui nei dintorni – spiega Vanessa Fusari mentre emerge dal sottopassaggio ferroviario – ma c'è da aver paura. La strada è poco illuminata, solitaria, vengono tante ansie a camminare da sola verso casa». «Non è una bella zona, di sera – afferma Dina Petelko – io ci lavoro solo di giorno, per fortuna». a.ghezzi@laprovinciapavese.it