I dubbi e due cene per cambiare l'Italia
di Alessandro Bernini wINVIATO A CRACOVIA (Pol) Il seme dell'Italia finalista viene posato in una notte svizzera, sboccia in una mattina fiorentina e cresce in due cene polacche. Quattro episodi, quattro retroscena che hanno cambiato il corso della nostra nazionale. A Zurigo. Primo giugno. Mai doccia fredda fu più sgradita in una serata calda. La Russia ci travolge 3-0 e un semplice test si trasforma in un funerale: due anni di luci oscurati da 90 minuti di buio. Cesare Prandelli esce dal campo inquieto. Chiama subito i suoi uomini, il vice Gabriele Pin e il "tattico" Maurizio Viscidi. «Bisogna fare qualcosa, la situazione sta precipitando». I due annuiscono, la prima idea comune è che bisogna rivedere la difesa. «In campionato giocano tutti con un altro modulo, ormai si muovono in modo quasi meccanico». Prandelli tiene in mano il foglio della formazione. Rimugina. A destra c'era Maggio che nel Napoli di Mazzarri gioca col 3-5-2; i centrali erano Barzagli e Bonucci che nella Juve di Conte giocano col 3-5-2; l'esterno di sinistra era Balzaretti che nel Palermo di Mutti gioca col 3-5-2. Non può essere un caso. A Firenze. Due giugno. Il tempo di dormirci sopra, i tre si ritrovano la mattina dopo a Coverciano. Prandelli è sempre più convinto che l'Italia sta perdendo le sue certezze e lo spiega ai suoi collaboratori: «È come se neanche più si ricordassero come si difende a quattro». Viscidi e Pin conoscono come le loro tasche Prandelli, sanno che il ct non ha mai amato la difesa a tre, ma si rendono conto che forse è un treno sul quale adesso bisogna salire. Non ne passano altri. Nel frattempo arriva a Coverciano pure il medico Enrico Castellacci che sulla tavola azzurra porta un'altra polpetta avvelenata. «Barzagli è infortunato, ne avrà per due, tre settimane». Per assurdo, quella brutta notizia chiarirà ancora di più le idee a Prandelli. Così, quando i giocatori arrivano al campo per l'ultima seduta prima di partire per la Polonia, il ct organizza una partitella e stupisce tutti. Pin distribuisce le casacche, Prandelli chiama De Rossi e gli fa «Daniele, tu vai dietro centrale». È l'inizio silenzioso del nuovo corso, la difesa a tre con il romanista dietro per chiudere ma soprattutto impostare. Un modo per rassicurare Barzagli e Bonucci, per riportare al loro posto gli esterni, per evitare a Pirlo di diventare l'unica fonte di gioco. A Cracovia/1. 5 giugno. Dopo un paio di giorni di riposo, la squadra si ritrova all'aeroporto di Pisa, volo diretto per Cracovia. È l'inizio dell'avventura europea. Alle 17 l'arrivo in Polonia, alle 18 primo allenamento ma è solo una corsetta per sgranchirsi le gambe davanti a quasi 10mila polacchi. Ma il momento più importante della giornata deve ancora arrivare. Dopo cena il ct Prandelli chiama la squadra e a cuore aperto spiega problemi, idee, progetti. «Siamo arrivati fin qui grazie a due anni di ottimo lavoro e ora, tutti insieme, dobbiamo metterci nelle migliori condizioni per esaltare il nostro gioco. La mia idea è quella di passare alla difesa a tre già dalla partita con la Spagna. Voi cosa ne pensate?». È qui che Prandelli si rende conto di avere il gruppo dalla sua parte. I leader di questa squadra sono Buffon e Pirlo, ma è col secondo che vengono quasi sempre affrontate le questioni tecniche. Pirlo è convinto dalle argomentazioni, anche Chiellini annuisce, idem De Rossi che pure in questa situazione diventa il più sacrificato. Nella squadra nasce una consapevolezza: questo non è un capriccio di Prandelli, anzi, il ct è andato anche contro le sue idee pur di renderci la vita più semplice. A Cracovia/2. 15 giugno. La sera precedente l'Italia ha pareggiato con la Croazia, giocando una gran bella partita. La squadra cresce, però le manca un qualcosina per spiccare il volo. Prima di pranzo il ct parla col suo staff: «Barzagli è pronto, la squadra ora è più sicura, secondo me possiamo tornare a quattro riportando De Rossi a centrocampo». Anche stavolta Prandelli sceglie la strada del colloquio franco e sereno con la squadra. Fa solo una premessa ai giocatori: «Secondo me, era un problema solo di testa, non tattico. Abbiamo subito pochissimo dalla Spagna e quasi niente dalla Croazia, avete dimostrato di essere sicuri. Il nostro Europeo inizia adesso, ripartiamo dalle certezze che avevamo trovato durante il cammino di qualificazione». Insomma, ripartiamo dalla difesa a quattro. Anche perché nel frattempo è spuntato un mezzo problema relativo al fatto che non segniamo. Prandelli vede bene Thiago Motta come trequartista, in più ha notato un Diamanti esplosivo in allenamento e un Montolivo pronto. Il ct si mette a sedere e ascolta i suoi. Dove "ascoltare" significa "confrontarsi", ma non cambiare in base alle idee dei giocatori. Parlano di nuovo i senatori, Pirlo, Barzagli, De Rossi, Chiellini. Si entra anche in questioni tattiche, ma sempre con discrezione e sensibilità. La linea del comandante è quella giusta. E allora avanti, tutti insieme, con la consapevolezza di aver condiviso un progetto. Quattro mosse per dare scacco. Uniti come non mai. È da qui che l'Italia non si ferma più. ©RIPRODUZIONE RISERVATA