SERVE UN GOVERNO CREDIBILE
di GIANFRANCO PASQUINO Nella logica perversa della politica italiana, l'esistenza del governo Monti sarebbe a rischio se il Presidente del Consiglio non riuscirà a ottenere qualcosa dal vertice europeo di oggi. Candidandosi a fare il Ministro dell'Economia in un assolutamente ipotetico e molto preoccupante governo guidato dal segretario del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi ha, al tempo stesso, escluso di volere una crisi di governo, ma velenosamente parlato di una non meglio precisata "indeterminatezza" delle posizioni con le quali Monti si affaccerà al vertice europeo. Per fortuna, i capi dei governi europei non danno più nessun peso alle esternazioni dell'ex-premier italiano. In effetti, le decisioni che saranno prese dal Consiglio Europeo sono, per definizione, indeterminate poiché è necessario raggiungere un accordo il più ampio possibile fra tutti i capi di governo. Pertanto, è difficile per chiunque dei capi di governo fare prevalere la sua linea. Tutti dovranno avere delle proposte negoziabili, vale a dire sulle quali fare dei compromessi che servano sia all'Unione Europea sia al proprio paese. Personalmente e politicamente, Mario Monti non è affatto "indeterminato". Sa che cosa chiedere e, grazie al suo prestigio europeo, molto elevato, secondo la grande maggioranza dei commentatori che contano, saprà farsi valere. La sua capacità di tessere alleanze è notevole, ma convincere, anche con l'aiuto di Hollande, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ad ammorbidire la sua linea e aprire una fase nuova non sarà facile. Questo significa che sarebbe davvero curioso se Monti fosse considerato responsabile di un eventuale insuccesso del vertice nel quale, a mio modo di vedere, qualche risultato verrà, comunque, ottenuto. Del tutto assurdo sarebbe, poi, se sulla base di una valutazione critica di quanto ottenuto, qualcuno fra i dirigenti dei partiti che attualmente sostengono il governo volesse provocarne la crisi. Da un lato, infatti, la crisi del governo Monti non soltanto non risolverebbe nessun problema, ma manderebbe il messaggio peggiore ai mercati: l'Italia entra in un'ennesima fase di instabilità politica che aggrava i problemi del risanamento e blocca qualsiasi prospettiva di rilancio e di crescita. Dall'altro lato, non esiste in questo momento nel panorama politico italiano nessuna coalizione e nessuna persona alla quale gli europei darebbero maggiore credito e fiducia di quelli riservati a Monti. Nessuno dovrebbe chiedersi esclusivamente ed egoisticamente che cosa può fare per noi l'Europa, senza tenere conto di quanto sta già facendo e potrebbe ancora fare con l'apporto di un'Italia ben governata. La domanda giusta è chi è in grado di rassicurare l'Unione, la Germania e i mercati che gli sforzi iniziati dal governo Monti continueranno fino al conseguimento di un effetto positivo e duraturo? Quale potrebbe essere la credibilità internazionale di un nuovo governo guidato dal centro-destra, oggi numericamente improbabile, se ministro dell'Economia diventasse Berlusconi, già ampiamente emarginato dai leader europei quando era capo del governo? Nelle condizioni attualmente date, una ancora incerta coalizione di sinistra-centro (Partito Democratico- Unione di Centro) avrebbe maggiore forza contrattuale e soluzioni migliori di quelle proposte dal governo dei tecnici? Entrambe le risposte essendo quasi sicuramente negative, non resta che augurare a Monti, non soltanto per la durata del suo governo, ma specialmente per il futuro dell'Italia, che il vertice europeo consegua accordi efficaci e lungimiranti. Tuttavia, anche nel peggiore dei casi, sarà preferibile che la lotta per ottenere dei miglioramenti venga effettuata, non da partiti e persone che hanno gravi responsabilità per il passato e che non godono del sufficiente prestigio per avere ascolto e influenza in Europa, ma continuata dal governo in carica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA