CRISI»L'EUROPA

di Alessandro Cecioni wROMA Angela Merkel che non molla, una cena con Hollande, un vertice improvviso fra i ministri delle finanze di Francia, Germania, Spagna e Italia, le pressioni di Fmi e Ocse. Se serviva una drammatizzazione del vertice europeo di domani si è fatto molto per ottenerla. Merkel con i suoi no, prima di tutto, anzi con la sua posizione che alla vigilia del Consiglio europeo si fa ancora più netta e rigida. «Niente eurobond finché sarò viva», dice ai deputati liberali e della Cdu riuniti a Berlino. Non solo, poco dopo aggiunge che è «perplessa sul piano di riforme Ue presentato ieri dal presidente del consiglio europeo Van Rompuy». Secondo la cancelliera ci sarebbe nel documento «una troppo rapida condivisione delle responsabilità sui debiti pubblici». Il documento, messo a punto oltre che da Van Rompuy anche da Barroso, Juncker e Draghi, va verso un'Europa federalista, si augura un ministero del Tesoro unico, una vigilanza centrale sulle 8mila banche europee, l'emissione di debito pubblico comune (gli Eurobond appunto), la possibilità, per l'Eurogruppo, di intervenire direttamente sulle leggi di bilancio, le Finanziarie, dei singoli stati quando sono in contrasto con gli obiettivi di deficit europei. Di più: l'emissione di titoli di Stato per coprire debito pubblico dovrebbe, superati certi limiti, essere «preventivamente autorizzata». Federalismo europeo, dunque. «Un po' troppo spinto – dice Merkel – non c'è una tale condivisione del debito nemmeno fra i laender tedeschi». La Bild, giornale autorevole, nota che il debito tedesco ha raggiunto i 2mila miliardi e che «non c'è spazio per aiutare nessuno». Ma nonostante l'irrigidimento della cancelliera tedesca il vertice di domani potrebbe dare frutti immediati. E' quello che si aspetta, e chiede, l'Italia: «Misure di più immediata applicazione», dice il ministro delle Politiche comunitarie Enzo Moavero. Ieri sera, a Parigi, si sono visti i ministri dell'economia di Francia, Spagna, Germania e Italia (per noi c'era il vice di Monti, Grilli). Vertice preparatorio come non se ne sono mai visti prima dei Consigli europei, nel solco del vertice di Roma della settimana scorsa fra Monti, Merkel, Hollande e Rajoy. «L'accordo fra Merkel e Hollande è decisivo per la sorte dell'Europa», dice Monti alla Camera. Stasera Angela Merkel vola a Parigi per cenare con Hollande, altro segnale di speranza. «Vogliamo lavorare insieme alla Germania, il vertice con Grilli, Schaeuble e De Guindos serve anche a preparare l'incontro fra Merkel e Hollande», dice Moscovici, ministro delle Finanze francese. A Parigi ha sede l'Ocse, e ieri l'Organizzazione per la cooperazione sociale ed economica ha fatto della situazione una foto drammatica. «Se dal Consiglio europeo non arrivassero risposte forti ci sono elementi di debolezza generalizzata che si possono tradurre in fenomeni di contagio per l'Italia e la Spagna», dice Piercarlo Padoan, vicesegretario generale dell'Organizzazione. «Ci sarebbero sicuramente tensioni sui mercati finanziari di questi due paesi – aggiunge – che però non vanno identificati in un blocco comune (i lo problemi sono diversi) e ci sarebbe comunque la necessità di strumenti di intervento». Ci va giù duro anche il Fondo monetario internazionale: «Restano tre mesi per agire». La strada individuata, ovvero le misure subito applicabili, sono i soldi per la ricapitalizzaione della Bei (Banca europea degli investimenti), ovvero 60 miliardi. Più i fondi per i 130 miliardi di progetti infrastrutturali per spingere la crescita e l'occupazione (impegno preso a Roma da Merkel, Monti, Hollande e Rajoy). All'Italia starebbe a cuore anche la possibilità dell'Esm (Meccanismo di stabilità europeo) e dell'Efsf, il fondo, di agire direttamente nella battaglia degli spread (sollevando da questa incombenza la Bce). Nella bozza non se ne parla, ma non è escluso che possa essere argomento fuorisacco, una sorta di obiettivo intermedio. E la riunione di ieri sera a Parigi si è occupata anche di questo: «Agire su strumenti che possano rispondere alle nevrosi dei mercati ed essere percepite come credibili». ©RIPRODUZIONE RISERVATA