Lavoro, sì alla riforma Fornero

ROMA Dall'articolo 18 sparisce il reintegro automatico e sarà più facile licenziare. Via i vecchi ammortizzatori sociali sostituiti dall'Aspi. Con due diversi voti di fiducia, ieri la Camera ha approvato il cuore della riforma del mercato del lavoro confermando il testo del Senato. Oggi gli altri due voti di fiducia e quello finale. Ecco i principali punti approvati ieri. In caso di licenziamenti per motivi economici non ci sarà più il reintegro ma una semplice indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, che in questo caso risulta obbligatoria, non potrà essere bloccata da una malattia del lavoratore. Resta nullo il licenziamento discriminatorio. Nei casi di licenziamenti disciplinari il giudice avrà minore discrezionalità nel reintegro. Per quanto riguarda i contratti a tempo, la durata del primo (stipulato senza causale) sarà di un anno. Le pause obbligatorie fra l'uno e l'altro salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 e a 30 per uno di durata superiore. Sarà meglio definito il progetto per i co.co.pro con le limitazioni a mansioni non meramente esecutive e sarà aumentata l'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo del co.co.co. dovrà fare riferimento ai contratti nazionali. Si rafforza l'attuale una tantum per i subordinati. Saranno stanate le false partite Iva: la durata di collaborazione non deve superare otto mesi, il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co. co.co. Sono considerate vere le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18 mila euro. Infine l'Aspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego che parte il prossimo anno e sostituirà a regime (nel 2017) l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Nella prima fiducia i voti a favore sono stati 456 (Pdl, Pd, Terzo polo), 77 i contrari (Lega, Idv e dissidenti), 19 gli astenuti. Nella seconda 430 sì e 74 no. Monti ieri si è impegnato «a risolvere alcune questioni» relative a mercato del lavoro come gli esodati e «alcuni aspetti della flessibilità in entrata». La Cgil ha reagito organizzando scioperi (di 2 e 4 ore) e presidi : «Non c'è nulla per i giovani e contro la precarietà, è una riforma iniqua». (v.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA