Senza Titolo

Negli anni trenta, Mosé era un mulattiere solitario. Esperto conoscitore di tutti gli antichi percorsi denominati "Vie del sale", a scavalco tra la pianura e il mare, non faceva parte di nessun convoglio di trasportatori su mulo, non si legava ad una carovana, nemmeno rivelava quali erano i suoi spostamenti, per paura d'imbattersi in banditi, avidi del suo prezioso carico. Regolarmente non si muoveva mai a vuoto: all'andata, dalla pianura al mare, attraverso la dorsale appenninica, trasportava grano, legumi secchi, carbone di legna, vino; al ritorno, dal mare ai monti e giù, alla pianura, olio, sale, pesce conservato. A chi gli chiedeva quale mulattiera avesse percorso, rispondeva in modo beffardo, ironizzando sul suo nome: «Vengo dal monte Sinai, a due passi dal cielo. Là, nel silenzio, senti gli angeli quando pestano il lardo». L'aria frizzante degli Appennini tra le quattro province (Pavia, Alessandria, Piacenza, Genova), sui quali aveva trascorso, per anni, una vita dura, piena d'imprevisti, ma di cui andava fiero, gli risvegliava l'immaginazione. Aveva una fantasia vivace soprattutto nell'inventare storie stravaganti da raccontare all'osteria, per sistemare chi la sapeva troppo lunga o gli mancava di rispetto, a causa del suo nome, che si prestava a battute infelici. Un giorno, per chiudere la bocca a certi compaesani, che con la complicità del parroco, accusavano i mulattieri di guadagnare troppo, senza fatica, raccontò d'aver incontrato sul "Sinai" un angelo con la macchina fotografica al collo, un po' perplesso, che gli rivolse la parola: «Permetti, Mosé, una confidenza: il mio Principale, mi ha incaricato di riferirgli quel che succede sulla Terra. Ho fotografato i mulattieri, infaticabili come i loro muli, i primi che ho incontrato, all'alba; poi i carbonai neri di fuliggine, gli spaccalegna curvi sui tronchi con le scuri; i cavapietre macilenti e sporchi; gli zappaterra, le mondine: tutta gente che si guadagna "il pane col sudore della fronte", secondo il comandamento divino. Il Signore ne è rimasto scosso, tanto che mi ha detto: " Mi dispiace che abbiano preso alla lettera le mie parole! Non avevo intenzione d'essere così duro! Scherzavo!" Allora gli ho messo sotto gli occhi i giardini vaticani, paradisi terrestri, con gente ben pasciuta, rilassata, senza affanni. "Oh, - ha esclamato - finalmente! Ma dimmi un po' chi sono?". Gli ho risposto: " Signore, è evidente! Sono quelli che hanno capito lo scherzo!" . Non gli è andata giù e vuole altre prove… Che cosa dici, Mosé, se vado in Parlamento?» Mosé fece una pausa, interrogativo, passando in rivista i presenti, con occhi penetranti. Ci fu un attimo di gelo, poi, guardandosi in faccia, risero tutti, compreso il parroco, perché si riteneva fuori della categoria di "Quelli che hanno capito lo scherzo". La storia di Mosé, sebbene illustrasse una situazione reale, passò alla memoria come barzelletta. Fiorenza Lanfranchi L'autrice è nata a Varzi e per trent'anni ha insegnato alla scuola elementare Dante Alighieri di Voghera. Nel 2011, con Guardamagna, ha pubblicato "Al chiar di un lumicino spento", racconti di Varzi e dintorni.