Real, 10 giocatori ancora in ballo per alzar la coppa
di Pietro Oleotto È un Europeo Real. Sono dieci i madridisti che disputeranno le semifinali, per la gioia di Josè Mourinho, piombato in Polonia e Ucraina per sostenere i blancos: «Per me è doveroso stare al fianco dei miei giocatori in un momento speciale come questo – ha spiegato – A tutti loro auguro buona fortuna, poi siccome sono portoghese è chiaro che farò il tifo per la selezione del mio Paese». A questo punto, infatti, anche lo Special one dovrà fare una scelta, visto che i suoi sono sparpagliati in tre nazionali tra Spagna, Portogallo e Germania: solo l'Italia non ne ha in rosa, quindi è facile capire che non c'è neppure uno spicchio d'azzurro nel cuore di Mou. Una squadra. Se al posto della nostra nazionale ci fosse stata la Francia (eliminata dalla Spagna ai quarti), l'Europeo avrebbe potuto schierare un undici credibile tutto Real. C'è infatti il portiere Casillas, e ci sono tre difensori come Sergio Ramos, Pepe e Albiol; due terzini come Arbeloa e Fabio Coentrao; i mediani Khedira e Xabi Alonso a sostenere Cristiano Ronaldo e Ozil. Insomma, con il francese Benzema in aggiunta si potrebbe schierare un 3-4-3 madridista niente male. A testimonianza che l'ossatura della squadra di Mourinho è europea, visto che per completare la torta Real mancano le ciliegine Marcelo e Di Maria (Kakà e Higuain sono a giorni alterni dati per partenti). I blocchi. Gli altri tre club dominanti di questi Europei contribuiscono a formare l'ossatura di Germania, Spagna e Italia. Il Bayern Monaco, infatti, regala ben otto pedine al ct Loew per strutturare difesa (Badstuber, Lahm e Boateng), mediana (Schweinsteiger), trequarti (Muller e Kroos) e attacco (Gomez). Insomma, senza pescare in Baviera sarebbe una nazionale tedesca completamente diversa. Lo stesso discorso vale per Spagna e Italia, incentrate sui blocchi Barça e Juve. Con un particolare comune: non concedono a Del Bosque e Prandelli attaccanti veri e propri. Le Furie Rosse hanno praticamente il centrocampo blaugrana (Iniesta, Xavi, Busquets e Fabregas, centravanti tattico), gli azzurri che arrivano dalla Juve, invece si dividono tra difesa (Bonucci, Barzagli, Chiellini) e mediana (Marchisio, Giaccherini, Pirlo). Una curiosità: i quattro club dominanti forniscono i portieri titolari a tre semifinaliste su quattro. Casillas del Real alla Spagna, Neuer del Bayern alla Germania, Buffon della Juve all'Italia, mentre Valdes del Barcellona è la riserva di Casillas. Il Portogallo, invece, ha come estremo difensore Rui Patricio dello Sporting o, in alternativa, Eduardo del Benfica. Un puzzle. Il richiamo ai due club di Lisbona ci permette di affrontare il discorso della provenienza dei giocatori di ogni semifinalista. Il Portogallo, infatti, è la nazionale più "frammentata". Il ct Bento ha convocato dieci elementi scegliendoli dal massimo campionato lusitano (la Primeira Liga): tre del Porto e del Barga, due dello Sporting e del Benfica. Ben tre, invece, giocano all'estero, a cominciare dalla stella Cristiano Ronaldo, ma c'è anche Veloso del Genoa, Nani del Manchester United, Meireles del Chelsea, tanto per citare i più quotati. La Premier. A questo punto è bene sottolineare che, nonostante l'eliminazione dell'Inghilterra, la serie A d'oltremanica è rappresentata da almeno un giocatore in tutte e quattro le semifinaliste: l'azzurro Mario Balotelli (Manchester City), il tedesco Per Mertesacker (Arsenal), gli spagnoli Mata, Torres (Chelsea) e Silva (City), i portoghesi Nani (United) e Meireles (Chelsea). Autarchia. L'ultima considerazione riguarda le scelte dei selezionatori. Se Bento ha dovuto guardare anche in Turchia, Russia e Romania per comporre la rosa dei 23, le altre tre nazionali ancora in ballo non hanno fatto altrettanto. Tra le Furie Rosse solo quattro giocatori non partecipano alla Liga (i quattro "inglesi"); la stessa percentuale vale per i tedeschi, visto che solo Klose (Lazio), Khedira, Ozil e Mertesacker non giocano nella Bundesliga. Solo tre, invece, sono gli azzurri lontani dalla serie A: Thiago Motta e Sirigu (Psg) e Balotelli. È il caso di dirlo: Prandelli ha scelto il made in Italy. ©RIPRODUZIONE RISERVATA