Attentato in Afghanistan Ucciso un carabiniere
di Natalia Andreani wROMA Manuele Braj aveva trent'anni, ed era gentile con tutti. Era sempre sorridente e legatissimo alla moglie Federica che lo aspettava a casa, a Gorizia, con il loro bimbo di otto mesi. «Un ragazzo eccezionale, orgoglioso di vestire la divisa. L'educazione fatta persona», dicono gli amici che ricordano la sua passione per il calcio, tifava Milan, e per l'equitazione. Un carabiniere scelto partito per l'Afghanistan con il compito di addestrare la polizia locale in vista del ritiro dei contingenti pianificato per la fine del 2014. Un altro soldato che non torna vivo, il 51esimo dall'inizio della missione Isaf nel 2004. Manuele è morto ieri mattina, ucciso da un razzo da 107 millimetri sparato contro una torretta di guardia del campo di addestramento di Adraskan, remoto avamposto militare nella polverosa provincia di Herat. Nell'attentato rivendicato a sera da un portavoce del movimento talebano sono rimasti feriti altri due militari dell'Arma che con Barj erano impegnati in un briefing; hanno riporato lesioni alle braccia e alle gambe ma non sono in pericolo di vita: il maresciallo capo Dario Cristinelli, 37 anni, originario di Lovere (Bergamo) e il carabiniere scelto Emiliano Asta, 29 anni, di Alcamo. Il primo in servizio alla brigata Mobile di Livorno, il secondo in forze al 7/o Reggimento Trentino Alto Adige, sono stati operati nell'ospedale americano della base aerea di Shindand. Per Braj, invece, non c'è stato nulla da fare. L'esplosione lo ha ammazzato sul colpo. Inutile l'esperienza accumulata durante quattro missioni all'estero tra Albania, Bosnia e Iraq. Il razzo che ha colpito la base, secondo gli accertamenti, è stato sparato da una distanza di 3 o 4 chilometri da un gruppo di insorti che si è subito dileguato. Del resto un razzo analogo era stato lanciato, tre giorni fa, contro la base di Shindan e il 19 giugno un altro razzo aveva sorvolato proprio il poligono di Adraskan il cui capo - poi smentito dal comando di Herat- aveva invece attribuito l'incidente di ieri «all'errata manipolazione di un ordigno da parte degli italiani». La tragica notizia ha raggiunto i familiari di Braj a Collepasso, nel Salento, dove abitano sia i genitori che i suoceri e dove la moglie Federica, che ieri si è sentita male, era tornata per l'estate col piccolo Manuel. E a poco è valsa la solidarietà del comandante generale dell'Arma, Leonardo Gallitelli, arrivato in visita col sindaco di Collepasso. Alla famiglia Braj è giunto il cordoglio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano e del premier, Mario Monti, ma e anche quello del presidente Barak Obama che a colloquio con Monti ha espresso le sue personali condoglianze e l'apprezzamento degli Usa per il contributo dato dall'Italia alla missione Isaf. «Abbiamo perso un giovane valoroso italiano impegnato a costruire un futuro più sicuro», ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, mentre il titolare della Difesa, Giampaolo di Paola, ha parlato di «un attentato vigliacco». «Riportiamo a casa i nostri soldati. Subito, come ha fatto Hollande», incalza invece l'Idv di Di Pietro spalleggiato dal Sel di Nichi Vendola. Domani il rientro della salma a Ciampino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA