Estradato l'ex premier di Gheddafi

TUNISI Un volo in elicottero, in gran segreto, partito probabilmente dal cortile della caserma della Gendarmeria di El Aouina, alla periferia nord della capitale, diventata la prigione tunisina per ex boiardi e detenuti scomodi. È stato questo l'ultimo atto della vicenda giudiziaria tunisina di Baghdadi el Mahmudi, ex primo ministro di Muammar Gheddafi, estradato a Tripoli alla fine di un durissimo braccio di ferro tra il presidente della repubblica, Moncef Marzouki, e il premier Hamadi Djebali, vinto da quest'ultimo. Mahmudi è già nelle mani di chi - i governanti di Tripoli - sin dalla notizia del suo arresto in Tunisia ne aveva chiesto la consegna ritenendolo uno dei corresponsabili dei massacri e delle ruberie attribuite a Gheddafi e, di fatto, candidandolo alla pena di morte. L'ex premier era stato arrestato il 21 settembre del 2011, a Tamerza, nel governatorato di Gafsa, mentre, insieme ad altri tre libici, stava cercando di raggiungere il confine con l'Algeria. L'arresto formalmente fu causato dalla mancanza del visto sul passaporto. La battaglia sul futuro di Mahmudi ha visto su fronti opposti il presidente Marzouki e il premier Djebali. Marzouki, vecchio combattente delle cause per i diritti dell'Uomo, ha negato la firma sul provvedimento di estradizione perchè, a suo avviso, non c'erano le garanzie di un processo equo e nemmeno quelle sulla tutela fisica di Mahmudi durante la prigionia in Libia; Djebali questi problemi non se li è posti, basando la sua decisione di estradare l'ex braccio destro di Gheddafi sui rapporti (tornati buoni) con Tripoli, ma, più prosaicamente, su quelli economici che potrebbero diventare eccellenti.