Malvaldi: «In paese il delitto è più intrigante»
Anche quest'anno, nell'inserto Estate, pubblicheremo i racconti che i lettori vorranno inviarci. Le regole sono sempre le stesse e le riassumiamo. E' ammesso ogni genere letterario - rosa, giallo, noir - o semplice mente un racconto che illustri le vostre suggestioni o i vostri ricordi. Deve però essere rispettato il tema (lo scritto deve essere ambientato in una zona della nostra provincia) e la lunghezza (non deve superare le tremila battute, ovvero una cinquantina di righe). Il racconto va inviato via email al seguente indirizzo: raccontipavesi@laprovinciapavese.it. Oppure mettete il vostro racconto in una busta e speditela alla sede del nostro giornale: La Provincia Pavese, viale Canton Ticino 16, 27100 Pavia. I racconti mandati per posta dovranno comunque essere scritti al computer, altrimenti non sono sempre leggibili e comprensibili. Inoltre, se le avete a disposizione, sono gradite le fotografie a colori dei luo VIGEVANO E' Marco Malvaldi, autore del libro "La carta più alta" (Sellerio, 2012), il vincitore della prima edizione del premio "La Provincia in Giallo", indetto dal Rotary Club Cairoli, presieduto da Raffaella Spini, con il patrocinio della Provincia di Pavia. L'ha deciso giovedì sera la giuria del concorso - formata da Mino Milani (scrittore, e presidente), Bianca Garavelli (scrittrice, dantista, critico letterario), Giuseppe Lippi (critico letterario e scrittore) Margherita Oggero (scrittrice e sceneggiatrice) – scegliendo lo scrittore pisano in una rosa di cinque finalisti: Davide Bacchilega, autore di Bad News (Giulio Perrone Editore, 2011), Michael Gregorio con Boschi e bossoli (Edizioni Ambiente, 2012), Elisabetta Liguori, La felicità del testimone (Manni, 2012), Umberto Matino, L'ultima anguàna (Foschi editore, 2011), a cui si aggiunge il premio speciale a Ferdinando Albertazzi ("Il clandestino", Sonda Edizioni, 2010), per la dedizione ai lettori giovanissimi. Malvaldi, le ha fatto pacere questo riconoscimento? «Vincere dei premi è sempre bello, ma in particolare mi piace l'idea della Provincia in giallo, perché trovo che il giallo sia un genere tipicamente di provincia. In ogni giallo, per scomodare il lettore, ci devono essere come minimo un morto e un omicidio. E più si ambienta un fatto del genere in una realtà piccola, dove le persone si conoscono, più il giallo diventa divertente e intrigante. Un conto è il fatto di cronaca nera che avviene in una metropoli dove i rapporti umani si perdono nel caos, nella fretta e nella moltitudine, un altro conto è se quel fatto accade in un paese o in una cittadina dove tutti sanno tutto di tutti. Diventa una perturbazione non trascurabile nell'ordine della comunità». Come si presenterebbe a chi ancora non conosce i suoi libri? «Sono assegnista di ricerca presso il dipartimento di chimica e chimica industriale dell'Università di Pisa, ho esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo "La briscola in cinque" (con Sellerio, già storica casa editrice di Andrea Camilleri, ndr), e siccome mi piace molto scrivere gialli ho continuato. Nel 2008 è uscito "Il gioco delle tre carte", nel 2010 "Il re dei giochi" e nel 2012 da "La carta più alta". E oltre alla saga del BarLume di cui questi libri fanno parte, ho scritto anche "Odore di chiuso", un altro giallo con protagonista Pellegrino Artusi, e "Scacco alla Torre", una guida per passeggiata nella mia città natale, Pisa». Cos'è la saga del BarLume? «La serie di gialli le cui vicende gravitano attorno al BarLume e ai suoi personaggi principali: il barista Massimo, gli anziani frequentatori del bar, amanti del vernacolo pisano, nonno Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca, oltre al commissario Fusco. Tutti questi personaggi sono il frutto di un mix di realtà e fantasia. Come ogni personaggio letterario, credo». Lei a chi si ispira nella realtà? «Ampelio è un ritratto fedele di mio nonno Varisello, e molto di quello che dice l'ho sentito dire direttamente da mio nonno. Massimo è un incrocio tra un barista che esiste realmente, e che si chiama appunto Massimo, matematico di formazione, lettore onnivoro e curiosissimo, e di Marco, un ristoratore mio amico: entrambi hanno una discreta intelligenza, e una scarsa propensione alla diplomazia. Per gli altri, dipende dalle esigenze della storia». A cosa sta lavorando? «Ad un nuovo giallo ambientato in un paese che rimane isolato in mezzo alla neve. Una dimensione ancora più claustrofobica di quella di provincia». Marta Pizzocaro