Caso Maugeri, Passerino chiama in causa Abelli

«Mi occupo di sanità da quando avevo 20 anni. Quindi non vedo cosa ci sia di strano a essere il referente politico per Pavia. La Maugeri è un'istituzione importante e quindi occuparsi di sanità ha significato per forza intrecciare le sue vicende». Il parlamentare Giancarlo Abelli (nella foto) non smentisce Passerino. Anche se sul suggerimento dato al manager in relazione a Daccò precisa: «Passerino mi chiese se conoscevo Daccò e risposi di sì. E risposi così anche quando mi fu chiesto se Daccò fosse un amico di Formigoni. Niente di più. Daccò era molto bravo nelle pubbliche relazioni e quindi conosceva le persone che potevano essere importanti e utili». Utili per che cosa? «Non so che tipo di contratto aveva Daccò e non conosco nulla del rapporto che c'era con la Maugeri – dice Abelli –. Ma per quanto riguarda me posso dire che con Passerino si parlava sempre di problemi legati alla sanità». Abelli è andato anche in carcere a trovare l'ex direttore amministratrivo della Maugeri. «Posso farlo, visto che sono un parlamentare – commenta –. Ma se è per questo sono andato anche a trovare Antonio Simone, che conosco dal 1980, e Gianfranco Mozzali (consulente della fondazione Maugeri, ndr). Visite fatte per amicizia e carità cristiana». Abelli è preoccupato per i possibili sviluppi dell'inchiesta? «Non vedo perché dovrei – risponde –. Non c'entro niente con questa vicenda, come del resto non c'entravo in altri fatti in cui era stato tirato in ballo il mio nome. Gli interrogatori secretati di Passerino? I magistrati avranno avuto le loro ragioni e non mi preoccupano certo, visto che non ho nulla da nascondere. Passerino può dire quello che vuole». di Maria Fiore wPAVIA I rapporti con l'uomo d'affari Pierangelo Daccò, ma anche i contatti con esponenti politici di riferimento della sanità in Lombardia. Costantino Passerino, l'ex direttore amministrativo della Maugeri arrestato ad aprile con l'accusa di avere avuto un ruolo nella distrazione di 70 milioni di euro dalle casse della Fondazione, ne ha parlato per ore davanti ai magistrati che, lo scorso novembre, lo hanno sentito come persona informata sui fatti. Alcuni passaggi dell'interrogatorio riguardano il parlamentare pavese del Pdl Giancarlo Abelli, che l'ex manager della Maugeri definisce «l'uomo politico forse più influente per la sanità in Lombardia». E' lo stesso Abelli, in base a quanto emerge dai verbali, a dire a Passerino che Daccò «era una persona molto importante perché vicina a Formigoni» per intraprendere operazioni economiche e imprenditoriali. I magistrati milanesi Luigi Orsi e Laura Pedio gli chiedono di spiegare che tipo di benefici avrebbe avuto la Maugeri a fare affari con Daccò. Passerino risponde che «non ci furono mai veri e propri affari con lui», ma che Daccò proponeva delle «opportunità di lavoro» e i manager dalla Maugeri valutavano se portarle avanti oppure no. Passerino però ammette che nei confronti di Daccò aveva «un occhio di riguardo» e che questa benevolenza gli avrebbe consentito di «usufruire a volte di benefici per conto della Fondazione». Passerino non entra nel merito dei "benefici", ma spiega la differenza tra Daccò (che per questa inchiesta è in carcere) e Abelli (che non è indagato). Il succo della risposta ai magistrati è che il primo conosceva gli orientamenti delle politiche sanitarie della Regione «in modo molto rozzo», mentre il secondo sarebbe stato il vero referente sia da un punto di vista politico che tecnico. Abelli, in altre parole, conosceva meglio - secondo quanto dice Passerino ai magistrati - i meccanismi e le regole del sistema sanitario lombardo. Lo stesso Abelli non ha mai nascosto lo stretto rapporto di fiducia e amicizia con Passerino, che una ventina di giorni fa ha anche ricevuto in carcere la visita del parlamentare. Certo è che i magistrati milanesi, come dimostrano le domande rivolte a Passerino, cercano di fare luce sulla rete di relazioni politiche che fa da sfondo alla vicenda Maugeri. Soprattutto stanno tentando di capire la destinazione dei 70 milioni di euro che sarebbero stati presi dalle casse della Fondazione e sarebbero poi transitati su conti esteri e società off shore attraverso consulenze che gli inquirenti ritengono fittizie. Parte di questi soldi, per ammissione dello stesso indagato, sarebbe finita nelle mani di Pierangelo Daccò, mentre una fetta sarebbe andata all'ex assessore regionale alla sanità Antonio Simone. Altre rivelazioni su coinvolgimenti di funzionari e politici nel caso Maugeri sarebbero usciti dagli interrogatori (almeno sette) di Passerino dopo il suo arresto. Interrogatori che sono stati tutti secretati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA