Traffico di rifiuti, tre anni e un'assoluzione
PAVIA Formulari taroccati che accompagnavano materiali di demolizione da utilizzare per i lavori stradali. Con l'accusa di traffico illecito di rifiuti il tribunale di Venezia ha inflitto nove condanne per quasi 20 anni di carcere complessivi. A processo c'erano anche due pavesi. Angelo Bianchi, 72 anni di Torre d'Isola, e Maurizio Centenara, 54 anni di Pavia. Il primo, titolare dell'impianto di recupero Atiab a Torre d'Isola, è stato assolto. Era difeso dall'avvocato Yuri Lissandrin. Per Centenara, gestore della ditta Eco Arena, un impianto di smaltimento a Verona, è scattata invece la condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione. A dare il via all'inchiesta, condotta dai militari di Treviso, fu una segnalazione del Corpo di polizia provinciale di Verona. E la tranche che arrivò in Tribunale a Venezia ruotava proprio attorno all'attività della ditta Eco Arena di Centenara, accusata di aver effettuato una serie di illecite operazioni di «ripulitura» dei rifiuti attraverso analisi compiacenti. Grazie a queste analisi i materiali di demolizione venivano riclassificati come rifiuti non pericolosi e smaltiti o recuperati in impianti non idonei e comunque non autorizzati, abbattendo così i costi che sarebbero invece stati necessari per lo smaltimento previsto dalla legge. I rifiuti, destinati all'impianto di Oriago di Mira (ma anche ad altre ditte, tra cui la Pellizzari Bruno spa di Montebello Vicentino), arrivavano da bonifiche di zone industriali, scavi per lavori autostradali ed edili in Toscana e Lombardia. Uno degli impianti che, secondo l'accusa, aveva ritirato rifiuti senza il passaggio alla ditta di smaltimento di Verona sarebbe stato quello di Bianchi. Ma l'accusa è caduta e il giudice ha assolto l'imprenditore con formula piena. «Le stesse analisi fatte durante le indagini nel mio impianto – spiega Bianchi – avevano dimostrato che il materiale non era inquinato. Alla fine ha vinto la verità». (m. fio.)