Aborto, ricorso respinto la Consulta «salva» la 194
di Fiammetta Cupellaro wROMA I giudici costituzionali, per la seconda volta nel giro di poco più di un mese, sono tornati a difendere la legge 194, sull'interruzione volontaria di gravidanza. Lo avevano già fatto il 10 maggio scorso quando la Consulta aveva dichiarato manifestamente inammissibile un ricorso presentato da un giudice di Siracusa e hanno preso un'analoga decisione ieri sulla questione di legittimità avanzata da un magistrato di Spoleto. Al centro di quest'ultima sentenza, il caso di una ragazza umbra di 16 anni, rimasta incinta. La minorenne, prima si era presentata ad un consultorio pubblico dicendo di voler abortire senza dire nulla ai genitori, spiegando di non ritenersi «in grado di crescere un figlio», poi si era rivolta al giudice tutelare che le aveva negato l'aborto e aveva coinvolto l'Alta Corte. Il magistrato aveva sollevato dubbi sulla 194, ritenendo violati in particolare gli articoli 2 (diritti inviolabili dell'uomo) e il 32 (diritto alla salute) della Costituzione. Il giudice di Spoleto citava, a sostegno della sua tesi anche una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea, sul tema dell'embrione umano. La questione aveva sollevato molte aspettative sul fronte dei movimenti contrari all'interruzione volontaria di gravidanza e molti timori tra chi invece difende la legge nata nel 1978. La decisione della Corte Costituzionale avrebbe infatti potuto mettere a rischio l'intera impostazione della norma, snaturandola. La settimana scorsa un gruppo di blogger e diverse associazioni avevano lanciato una battaglia sul web a favore della 194 e ieri mattina erano con striscioni e volantini fuori del palazzo della Consulta. Ma i magistrati dell'Alta Corte hanno dichiarato «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità costituzionale avanzata dal giudice di Spoleto e nessuno degli articoli della legge sarà toccato. Ora bisognerà attende di leggere le motivazioni della sentenza, che saranno scritte dal giudice Mario Rosario Morelli. Lo stesso che nel 2008 fu relatore della sentenza con cui la Cassazione disse sì all'interruzione dell'alimentazione per Eluana Englaro, la ragazza rimasta per 17 anni in coma vegetativo. «La sentenza era prevedibile e giunge benvenuta» ha affermato Anna Finocchiaro capogruppo del Pd al Senato ricordando che quello del giudice di Spoleto è «l'ennesimo ricorso sulla presunta incostituzionalità della 194». Continua Anna Finocchiario: «E' chiaro che è in corso un attacco ideologico e strumentale ad una legge che in quasi 35 anni e dopo una conferma referendaria, ha dimostrato di riuscire in modo equilibrato a contrastare la pratica dell'aborto clandestino e a contenere il costo all'interruzione volontaria. Adesso il problema è diventato riuscire ad applicarla correttamente rispettando due diritti: quello dei medici obiettori di coscienza e quello della donne a scegliere una maternità consapevole». ©RIPRODUZIONE RISERVATA