«Ha evaso al fisco 40 milioni di euro»

TORTONA Un'evasione di oltre 40 milioni di euro. Questa, secondo la Guardia di Finanza di Tortona, la somma che avrebbe sottratto a tassazione Claudio Grassano, l'imprenditore tortonese di 54 anni arrestato per bancarotta fraudolenta. Il provvedimento di arresto rappresenta l'epilogo di complesse indagini condotte nei confronti di una società fallita riconducibile all'arrestato, con sede dichiarata in Roma. L'attività investigativa delle Fiamme Gialle si è dapprima concentrata sulla gestione contabile della società, consentendo di accertare l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per un importo totale pari a circa 5 milioni di euro. Le irregolarità sono state segnalate all'Agenzia delle Entrate di Roma per il recupero a tassazione di redditi non dichiarati per oltre 35 milioni di euro ai quali si aggiungono oltre 5 milioni di IVA. "Per la ricostruzione della reale operatività societaria – dicono alla Guardia di Finanza - sono state necessarie diverse rogatorie internazionali che hanno coinvolto il Belgio, la Slovenia e la Turchia e sono state eseguite approfondite indagini finanziarie che hanno richiesto l'analisi di tutte le singole operazioni compiute, dal 2006 ad oggi, su 79 conti correnti bancari." La società aveva eletto la propria sede legale a Roma e disponeva formalmente di due "unità operative" a Milano e a Bruxelles. In realtà in queste città non vi era altro che una cassetta postale e in un numero telefonico al quale rispondeva un operatore che aveva il solo compito di annotare il contenuto delle eventuali telefonate ricevute e, secondo l'accusa, aveva il compito di rifwrile al Grassano che gestiva il tutto dalla propria abitazione di Tortona. La società, inoltre, disponeva di un proprio sito internet le cui immagini erano state modificate per pubblicizzare un'operatività di gran lunga maggiore a quella realmente accertata. Ciò soprattutto al fine di ottenere rilevanti linee di credito, pari a diversi milioni di euro, dalle banche della zona, le stesse che successivamente hanno richiesto al Tribunale di Roma di dichiararne il fallimento. Le successive indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma hanno fatto piena luce sui reati fallimentari di bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva, quest'ultima relativa alla distrazione di circa 600 mila euro dalle casse societarie.