Operaio della Brasilia si toglie la vita
di Roberto Lodigiani e Paolo Fizzarotti wVOGHERA La disperazione per un lavoro che non c'era più, dopo il fallimento dell'azienda in cui faceva l'operaio, la Brasilia di Retorbido, un futuro che deve essergli apparso nero, senza prospettive. Così Paolo Vecchia, 31 anni, ha deciso di farla finita impiccandosi a una trave del soffitto della sua abitazione di via Berlinguer a Montebello della Battaglia, dove viveva con la madre Rosanna. Sullo sfondo del suo tragico gesto, una depressione che probabilmente è stata acuita dalle difficoltà e dallo stress causati dalla perdita dell'occupazione. L'operaio, originario di Zavattarello, lascia anche la sorella Roberta, impiegato in uno studio di commercialista a Voghera. Vecchia non era sposato nè, a quanto sembra, fidanzato. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 16 a Zavattarello; ieri sera a Montebello è stato recitato il rosario. Paolo, che viveva insieme alla madre, domenica sera ha approfittato di un breve lasso di tempo in cui la donna è uscita di casa, ha fatto passare una corda attorno a una trave del soffitto, in uno dei locali della villetta di via Berlinguer in cui abitava, e poi si è tolto la vita. A trovarlo, verso le nove di sera, è stata la madre, quando è rincasata. Rosanna Vecchia ha subito dato l'allarme al 118 e aiutata da alcuni vicini e parenti ha sciolto la fune e calato sul pavimento il corpo del figlio. Ma per Paolo ormai era troppo tardi. Dopo avere inutilmente tentato di rianimarlo, il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Il giovane, a quanto sembra, non ha lasciato biglietti per spiegare il suo gesto. Sembra che soffrisse di depressione, e che fosse in cura per questo. Una situazione di tensione e di disagio emotivo che era stata certamente accresciuta dai lunghi mesi trascorsi senza ricevere lo stipendio, durante la crisi di Brasilia - emblematica della recessione che tanto duramente sta colpendo anche l'Oltrepo - e dalla perdita del lavoro, con il fallimento dell'azienda proclamato lo scorso 28 maggio dal Tribunale civile di Milano. «Paolo – racconta commosso Renzo Scinaldi, segretario territoriale della Fiom Cgil – si era rivolto alla Camera del lavoro per la compilazione dei documenti per l'ammissione al fallimento. Sperava, come tutti i suoi colleghi, di poter recuperare almeno parte delle paghe arretrate (non corrisposte dal settembre 2011). Era scosso, come tutti, provato dalla vicenda». Profondo cordoglio viene espresso anche da Nadia Zambellini, segretario provinciale della Fim-Cisl che con Scinaldi ha seguito tutte le fasi più delicate e controverse della vertenza Brasilia. I sindacalisti e i colleghi di Paolo oggi saranno a Zavattarello per l'ultimo saluto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA