Il Piano città a Pavia per la ex Calchi chiesti sei milioni

Secondo il ministero delle Infrastrutture, a disposizione per le città italiane dovrebbero esservi due miliardi di euro. Al momento, tuttavia, ne sono immediatamente disponibili 224 milioni. Il resto dovrevve arrivare da cofinanziamenti delle Regioni, da eventuali capitali messi a disposizione dai privati e dal riutilizzo dei quattrini destinati al piano di social housing (l'edilizia residenziale popolare). Questi soldi, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero sbloccare cantieri già avviati o previsti e fermi a causa della crisi. di Fabrizio Merli w PAVIA C'è una speranza concreta per il recupero della ex caserma Calchi. Il Governo, con il decreto sviluppo appena approvato, ha deciso di mettere due miliardi di euro a disposizione delle città che siano pronte a far partire progetti di riqualificazione urbana. Un'operazione che prende appunto il nome di Piano città. Tra i Comuni coinvolti vi è anche Pavia e il progetto, in questo caso, è quello dell'ex caserma che dovrebbe ospitare la biblioteca Bonetta, ma i cui lavori vanno avanti ormai da parecchi anni e sembrano ancora lontani dalla conclusione. «Abbiamo chiesto 6 milioni di euro – spiega il sindaco, Alessandro Cattaneo – somma che ci consentirebbe di portare a termine l'operazione. Credo che occorrerà attendere dopo l'estate per avere certezze sull'importo che sarà finanziato. In ogni caso si tratta di un'ottima occasione per restituire uno spazio alla città e grazie all'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, sino ad ora l'iter è stato decisamente veloce». Il riferimento all'Anci non è casuale. Cattaneo, infatti, ne è vice presidente e proprio l'associazione aveva messo a disposizione, prima ancora che il decreto sviluppo venisse licenziato dal Consiglio dei ministri, una casella di posta elettronica per l'invìo delle proposte. Oltre a Pavia, hanno già aderito al Piano città Comuni come Bari, Firenze, Napoli, Piacenza, Roma, Torino, Verona. L'obbiettivo è quello di far ripartire l'economia locale, paralizzata dal rispetto dei limiti imposti dal Patto di stabilità. L'iniezione di denaro, infatti, è assoggettata ad alcune condizioni. «Si tratta – prosegue Cattaneo – di progetti già esecutivi, con un sistema di incentivi per le aree da riqualificare e per la tipologia delle opere, che devono riguardare, ad esempio, tematiche come l'edilizia popolare o la cultura. Per questo abbiamo pensato alla ex caserma Calchi, perchè si tratta di un cantiere ancora aperto, con una forte valenza culturale e che richiede risorse non indifferenti per essere portato a termine». La vicenda del recupero della ex caserma (anticamente sede del convento di Santa Chiara) è ormai a metà tra la cronaca e la leggenda. I lavori iniziarono circa dodici anni fa. Il contratto con la prima azienda che vinse l'appalto per la ristrutturazione venne risolto. Subentrò la Costruzioni Generali che, nel 2004, chiese il pagamento di ulteriori 600mila euro rispetto a quanto era previsto nel capitolato d'appalto, sostenendo che aveva incontrato alcune difficoltà operative . Il Comune ritenne di non dovere pagare e le due parti si affidarono a un collegio arbitrale. La decisione fu sfavorevole per il Comune, tenuto a pagare 1 milione e 700mila euro. Nel frattempo, i lavori di ristrutturazione, soprattutto quelli relativi agli affreschi, stanno seriamente rischiando di essere compromessi, considerato che i locali della ex caserma sono deserti e ben lontani dall'essere pienamente funzionali. Tanto che, di recente, l'assessore ai lavori pubblici, Luigi Greco, aveva ventilato l'ipotesi di coinvolgere anche un soggetto privato nel completamento dell'opera. Una struttura alla quale la città di Pavia tiene molto. Lo dimostrano le tante firme a sostegno di una petizione. su Twitter@ fabrimerli