TOCCA ALL'ITALIA MEDIARE

di FRANCO A. GRASSINI Il risultato delle votazioni in Grecia con la vittoria dei partiti più impegnati sul fronte dell'euro e la dichiarata disponibilità da parte europea a dilazionare l'attuazione dei duri impegni al risanamento da parte greca avevano fatto tirare un sospiro di sollievo pur nella piena consapevolezza che una rondine non fa primavera. Un risultato diverso avrebbe, con ogni probabilità, fatto compiere all'euro un preoccupante passo verso il baratro, ma i pericoli ancora incombono. Non a caso l'avvio della giornata borsistica era improntato all'ottimismo, ma la speculazione si è subito fatta sentire e lo spread resta a livelli preoccupanti. In realtà la buona volontà degli elettori greci e dei principali creditori è solo una parte di un problema molto più complesso, come mostra il fatto che i tassi d'interesse al 7% per i titoli di Stato spagnoli sono un indice dei timori dei mercati finanziari sulla capacità dell'euro nel suo complesso a superare la crisi. E non si può dire che abbiano completamente torto dato che in Europa non si è ancora raggiunto un accordo sugli strumenti ed i tempi necessari per raggiungere tale obiettivo. Il Presidente francese Hollande ha formulato delle proposte precise: diamo vita ad un un'unione bancaria dando la facoltà allo ESM Meccanismo Europeo di Stabilizzazione, che dovrebbe nascere a luglio, di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà senza gravare sui singoli Stati. A tale organo dovrebbe essere consentito di finanziarsi senza limiti presso la BCE ed a questa dovrebbero essere attribuiti poteri di sorveglianza sulle principali 25 banche europee. La Cancelliera Merkel ha accolto positivamente quest'ultima proposta, ma ha subordinato un probabile accoglimento delle altre due ad un'unione politica. Un'unione, cioè, in grado di controllare i bilanci di tutti gli Stati membri non con semplici esortazioni, ma con effettivi poteri in materia finanziaria. Una soluzione di questo genere non è facilmente accettabile per una Francia che non riesce a dimenticare di essere stata una grande potenza mondiale e si ritiene tuttora superiore almeno culturalmente a tutti i suoi vicini. D'altro canto nemmeno la Germania ha torto. Di sicuro è il Paese che più di ogni altro ha beneficiato dell'euro e che subirebbe danni non facilmente quantificabili, ma certo ingenti, da una sua scomparsa. Essendo certamente il più ricco non vuole diventare l'ufficiale pagatore per l'irresponsabilità altrui. Questa essendo la situazione l'unica possibile via di uscita sta in una mediazione tra le diverse esigenze. Tutti sappiamo che la nascita dell'euro è stata frutto di una visione di lungo periodo nella quale le esigenze politiche prevalevano sulla logica rigorosamente economica. In un mondo sempre più interconnesso solo un'Europa unita può, oltre a non autodistruggersi come ha fatto due volte nel secolo scorso, contare qualcosa. Qui il nostro primo ministro Monti, per il prestigio di cui gode e per la capacità in tema di economia che gli viene universalmente riconosciuta, può svolgere un ruolo fondamentale di mediazione tra Germania e Francia individuando le tappe del percorso da compiere per arrivare ad una sostanziale unità europea economica e politica. Speriamo ci riesca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA