Egitto, ultimatum ai militari «Due settimane per lasciare»

IL CAIRO Con l'avvicinarsi della chiusura delle urne dalle quali uscirà il nome del primo presidente egiziano del post Mubarak, sale alle stelle la tensione fra forze armate e Fratelli musulmani, che già da sabato cantano vittoria. Nonostante i seggi vuoti nella seconda giornata di voto, la Fratellanza infatti già prefigura un trionfo col 70% dei voti. Ma a urne ancora aperte - e con lo scontro fra il fratello musulmano Mohamed Morsi e l'ex premier di Mubarak Ahmad Shafiq ancora in corso - le ultime bordate sono state sparate dopo la diffusione di indiscrezioni sui nuovi poteri legislativi e di bilancio che il consiglio militare si sarebbe attribuito, dopo lo scioglimento deciso dalla corte costituzionale del parlamento egiziano. I fratelli musulmani hanno alzato il tiro, dando alle forze armate tempo fino alla fine del mese per lasciare il potere, come avevano promesso. Ma gli ultimi convulsi sviluppi fanno intravedere un allungamento della fase di transizione, che non si concluderà con l'elezione del presidente, visto che nel frattempo è stato sciolto il parlamento e anche la validità dell'assemblea costituente è messa in discussione. Secondo indiscrezioni raccolte dal quotidiano Al ahram online, le forze armate si apprestano, a quanto pare oggi, a varare una aggiunta alla dichiarazione costituzionale. In assenza di una costituzione che definisca i poteri del presidente, il cui nome sarà annunciato giovedì prossimo, le forze armate dovrebbero affidargli l'incarico di scegliere premier e ministri e di indire le elezioni. Si terrebbero quello di legiferare e di approvare il bilancio dello stato in attesa di un nuovo Parlamento. Nella dichiarazione aggiuntiva le forze armate dovrebbero anche definire i criteri per la selezione della nuova assemblea costituente La prospettiva che anche l'assemblea venga congelata ha scatenato la reazione dei Fratelli musulmani secondo i quali le forze armate stanno tentando di gestire direttamente il potere in Egitto ed hanno puntato allo scioglimento del Parlamento per non avere ostacoli.