Muore Klebeta, la sorella si taglia le vene

Per ora al registro degli indagati c'è un nome, quello di Marcos Mario Maggiori, a iutotrasportatore di 53 anni, di origine argentina, dipendente della Gandini di Genova (ma con sede a Lungavilla). Da un anno Maggiori vive a Casatisma, proprio di fronte al municipio con la moglie e i figli. Sono originari della provincia di Buenos Aires, ma sono già molto ben inseriti nella comunità. L'indagine nei confronti di Maggiori è per omicidio colposo. I carabinieri del nucleo Radiomobile di Voghera hanno già inviato una relazione al pm Ilaria Perinu nella foto). E ieri hanno sentito due testimoni oculari. Due automobilisti che percorrevano la tangenziale da Voghera verso Casteggio. Davanti c'era il Tir condotto da Marcos Mario Maggiori, quindi procedeva la moto guidata da Daniele Lacaria, 26 anni, compagno di Klebeta, che era seduta dietro. Passato il dosso, prima del benzinaio Tamoil, Lacaria avrebbe iniziato il sorpasso, ma il Tir, inaspettatamente e contravvenendo al codice della strada, ha girato a sinistra, travolgendo la moto e portandola fino alla rampa che porta al benzinaio. di Carlo E. Gariboldi wVOGHERA La notizia della morte della sorella l'ha gettata nel panico. Matilda Kacorri è una delle sei sorelle (e due fratelli) di Klebeta, uccisa mercoledì sera sulla tangenziale di Voghera nello scontro tra la moto, una potente Kawasaki Ninja, guidata dal suo compagno e un tir. L'altra notte Matilda, 25 anni, è stata trasporta d'urgenza dal 118 al pronto soccorso di Voghera. Diagnosi: grave atto autolesionistico conseguente al decesso della sorella. Matilda si è tagliata le vene e si è salvata solo grazie all'intervento del fratello che, non vedendola, ha spalancato la porta del bagno è l'ha vista in una pozza di sangue. La notizia della morte di Klebeta, 23 anni, vogherese da sei (abitava con Daniele Lacaria in via Liguria ) ha gettato nello sconforto più nero amici e parenti. Ieri, dalle prime ore del mattino, alla camera mortuaria c'è stata una processione di amici affranti dal dolore. A metà mattina una trentina di persone sono state invitate ad andarsene. Il corpo della giovane donna rimane a disposizione dell'autorità giudiziaria almeno fino a questa mattina e ieri non è stato possibile renderle omaggio. Alle 9.30 di oggi è fissata l'autopsia da parte del medico legale Yao Chen, dell'Università di Pavia. Questa sera alle 20.30 rosario a San Rocco, poi la salma sarà trasportata a Rrëshen, la città di 12mila abitanti del nord dell'Albania da dove proviene la famiglia Kacorri. «Lì l'aspettano 2-300 persone per l'ultimo saluto», dice Alfred, uno dei fratelli della giovane. «Klebeta era la mia migliore amica, non posso credere a quello che è successo», racconta una ragazza in lacrime fuori dalla camera mortuaria. «E' una famiglia di lavoratori, gente per bene - dice Roberto Fiori, amico di una sorella di Klebeta - sono molto dispiaciuto per quello che è successo». Anche Bruno Occhiuzzi, titolare di un'azienda di frutta e verdura conosce la famiglia: «Da me lavora Alfred, una forza della natura, un gran lavoratore». Anche Klebeta era molto aprezzata come lavoratrice e, da qualche tempo, era impiegata alla Piberplast. Alla Procura della repubblica, nella mattinata di ieri, i carabinieri hanno consegnato una prima relazione al sostituto Ilaria Perinu, che ha disposto l'autopsia e - mercoledì prossimo - un primo appuntamento per la ricostruzione dell'incidente. Poco prima di mezzogiorno familiari e amici hanno portato un mazzo di fiori sul luogo dell'incidente. Per pochi minuti non hanno incontrato l'autista del Tir. E' giunto alla stazione di servizio ancora sconvolto per quanto era successo. «Non posso dire nulla - ha detto alla Provincia pavese" - dico solo che non ho visto la moto». Bisognerà capire se questa procedesse a velocità normale (il limite è di 90 chilometri l'ora), anche se non c'è alcun dubbio che l'autista del Tir ha sterzato dove non doveva, immettendosi in una rampa dove il divieto di accesso è segnalato in modo chiarissimo. Il giovane che lavorava alla stazione di servizio non ha visto l'incidente: «Ho sentito solo una botta terribile, sono uscito è la scena era orribile. Ho lanciato l'allarme e, devo dire, che gli uomini della Croce rossa e del 118 sono arrivati subito, dopo poco. Purtoppo non c'era nulla da fare. La ragazza è sicuramente morta sul colpo, anche se il suo ragazzo, credo, che per un po' deve aver sperato si salvasse. Per quanto riguarda la dinamica - dice il giovane - non posso dire nulla. tocca ai carabinieri ricostruire le responsabilità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA