Sugli spalti solo tremila italiani Gli avversari fischiano il nostro inno

dall'inviato wPOZNAN (Pol) E sono due. Dopo i fischi degli spagnoli, arrivano anche quelli dei croati ad accompagnare il nostro inno. E stavolta si infuria anche il presidente del Coni Gianni Petrucci: «Ora basta, servono sanzioni contro chi fischia l'inno». Per fortuna invece nessun episodio di razzismo: qualche isolatissimo "buu" a Balotelli c'è stato, nel primo tempo, ma allo stadio c'erano più di 10mila croati e fare da amplificatori a venti scemi non avrebbe senso. I fischi. Nitidi e sonori invece i fischi durante l'inno di Mameli. Partiti all'annuncio, potenti, poi calati di intensità col passare delle note. Petrucci non l'ha presa affatto bene. «Dirò alla Federcalcio di chiedere all'Uefa sanzioni significative contro quei tifosi che fischiano l'inno italiano. Purtroppo è la seconda volta dopo l'esordio con la Spagna, mi spiace ma così non si può andare avanti». Di contorno i croati ci hanno messo anche cinque fumogeni lanciati in campo nel secondo tempo. L'arbitro per due volte è stato anche costretto a interrompere il match, con lo speaker a richiamare i tifosi all'ordine. Giusto per non farsi mancare niente. Poi il pareggio ha calmato i croati. Visti i timori della vigilia, poteva andare molto peggio. I numeri. Le autorità locali hanno comunicato la presenza di tremila tifosi italiani e 10mila croati. Anche se per la verità loro sembravano molti di più. Nel settore azzurro striscioni da Cagliari, L'Aquila, Pescara, Salerno, Belluno, Carrara, e altre località soprattutto del sud. Lo striscione più bello recita "Dove c'è Pirlo c'è casa". Quasi un dolce presagio sfumato nel secondo tempo. In uno stadio da 40mila posti, almeno cinquemila sono rimasti vuoti. Poche gioie per i bagarini: ce n'erano diversi anche italiani fuori dallo stadio, ma quelli che ti volevano vendere un biglietto erano molto più numerosi di quelli che lo cercavano. Fiumi di birra. Maglie e bandiere a scacchi biancorossi hanno invaso Poznan dalle 9 di mattina, soprattutto nella piazza centrale, Stary Rynek. Qui il rapporto tra supporter croati e italiani era di 50 a 1. Stesso rapporto anche tra tifosi croati (1) e birre bevute (50). Ben integrati con loro apparivano anche gli irlandesi, rimasti a Poznan dopo la prima partita e in attesa della terza. Un feeling all'insegna dei bicchieri (svuotati). Gli italiani invece se la sono presa più comoda, loro li trovavi nei ristorantini nelle vie defilate. D'improvviso ci siamo ritrovati nettamente i più civili. A sorvegliare la situazione per evitare rischi di scontri o baruffe, senza dare troppo nell'occhio, decine di agenti disseminati agli angoli di ogni stradina. Sorridenti, ma armati fino ai denti. Le autorità cittadine non si fidavano granché. E infatti i musei presentavano tutti le porte sbarrate, mentre statue e fontane sono state coperte da maxi-reti per evitare danni. Chiusi anche molti negozi, non naturalmente i pub. La sfida dei capretti. La perla folkloristica del giorno è stata comunque quella vista in tarda mattinata nella piazza centrale di Poznan. Qui, ogni giorno, alle 12, dalla torre dell'orologio del Ratusz a Stary Rynek, si affacciano due capretti meccanici stilizzati, che si affrontano a suon di cornate. Ebbene, in occasione della seconda sfida degli azzurri i capretti erano accompagnati dalle bandiere di Italia e Croazia ben sistemate sulle corna. Omaggio o caduta di stile, fate voi. (a.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA