Cristina Trivulzio e Gioàn Brera due storie pavesi
PAVIA La personalità complessa di Gianni Brera, la sua vicenda umana e professionale inserita nella storia italiana del Novecento e riletta attraverso le imprese, i trionfi, i drammi sportivi di Coppi e di Meazza, di Bartali e del Grande Torino. E le canzoni di Enzo Jannacci. E' una storia per musica e parole lo spettacolo "Gioàn Brera, l'inventore del centravanti", scritto da Sabina Negri e interpretato da Bebo Storti, con Luca Garlaschelli (contrabbasso, tromba, voce) e Simone Spreafico (chitarra, voce), che la sera di giovedì 20 dicembre (ore 21), aprirà al Fraschini la rassegna Altri Percorsi. «A vent'anni dalla sua morte vogliamo dedicare questo spettacolo teatrale al più grande giornalista sportivo italiano di sempre, colui che ha inventato un linguaggio per raccontare il calcio, il ciclismo, l'atletica come "epos"; il gran lombardo, cultore di cibi e di vini, di etnìe, dialetti e storie dimenticate; lo scrittore, il ritrattista fulmineo e irriverente, arguto e ironico, erudito e popolaresco», spiega la drammaturga. "Oscura Immensità" è il titolo di uno spettacolo che è stato tratto dal romanzo "L'oscura immensità della morte" di Massimo Carlotto - qui in veste di drammaturgo - e vede alla regia Alessandro Gassman e Giulio Scarpati nei panni del protagonista. Il testo è una riflessione sulla giustizia, sul delitto e la vendetta. Andrà in scena martedì 22 gennaio (ore 21). "Sanguinaria assassina" per il governo austriaco, "sfacciata meretrice" per papa Pio IX, "Bellezza affamata di verità" per Heine, "Prima donna d'Italia" per Cattaneo, la figura di Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso suscitava tra i suoi contemporanei (e probabilmente susciterebbe anche tra i nostri) giudizi estremi, definitivi e inconciliabili. Figlia del Rinascimento e dell'Illuminismo, Musa del Romanticismo, cultrice delle storie passate e febbrile anticipatrice del nostro presente, intellettuale, brillante, orgogliosa, stravagante, autoritaria, trovò principalmente nell'arte della seduzione la forza di attraversare da grande protagonista l'epopea del Risorgimento italiano. Seduzione intellettuale e sentimentale verso i maggiori artisti dell'epoca da Listz a Chopin a Delacroix, seduzione ideale e politica verso elites patriottiche e donne e uomini del popolo. "La belle joyeuse", è il titolo di un monologo scritto da Gianfranco Fiore e interpretato da Anna Bonaiuto che sarà presentato al Fraschini la sera del 7 febbraio (ore 21): «un monologo - afferma il drammaturgo - che vuol tentare di suggerire che proprio in tutte queste maschere è la sua verità, perché ciascuna è stata vissuta, "incarnata" in modo così estremo, generoso e totale, da divenire parte di un unico volto di donna problematica, contraddittoria, egocentrica, ma assolutamente affascinante». Coppia di attori sempre molto attivi fra teatro e cinema, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni portano in scena martedì 19 febbraio alle 21 una lettura vivace e appassionata de "Il piccolo principe", fiaba moderna nonché capolavoro letterario di tenerezza e poesia. La coppia fa vivere e vibrare la forza commovente e immaginifica della storia di Antoine de Saint-Exupéry grazie a un vero e proprio reading accompagnato da musica e immagini ma dove è la voce a risultare vera protagonista. Attraverso una gamma di articolazioni fonetiche colorate ed espressive, Gifuni e Bergamasco donano al testo una forza creativa, un amore che pervade in ogni accento, inflessione o cadenza sperimentati per interpretare i tanti buffi e teneri personaggi del racconto. La filosofia trasognante e piena di soave poesia del principino proveniente dal lontano asteroide B612 alla ricerca di una cura per la sua rosa ha così ancora la capacità di far esplorare luoghi immaginifici, far conoscere personaggi fantastici e di rivelare che "l'essenziale è sempre invisibile agli occhi". "Rosso" è un testo di John Logan, inedito in Italia, che a New York e a Londra è stato un caso: si è aggiudicato 7 Tony Award nel 2010 ed è stato recensito in termini entusiastici: "i più stimolanti 90 minuti in scena a Broadway". La pièce è ispirata alla biografia del pittore americano Mark Rothko, maestro dell'espressionismo astratto che, alla fine degli anni Cinquanta, ottenne dal Four Season di New York la più importante commissione della storia dell'arte moderna. Per Ferdinando Bruni - in scena con Alejandro Bruni Ocaña - è l'occasione per una prova d'attore a 360 gradi, in cui il gesto pittorico e quello teatrale si completano e confondono. A dirigerlo nello spettacolo che sarà al Fraschini la sera di venerdì 1 marzo (ore 21) c'è il registaFrancesco Frongia che già aveva firmato in prima persona alcune delle sue interpretazioni più applaudite, sdisOré di Giovanni Testori, oltre alle regie a quattro mani della Tempesta di Shakespeare, L'ignorante e il folle e L'ultima recita di Salomé. "Beniamino" è un testo australiano di Steve J.Spears che ha avuto un grande esito in tutto il mondo, facendo la fortuna di tanti mattatori. A cimentarsi con questa commedia in due atti stavolta c'è Paolo Ferrari diretto da Giancarlo Sepe; il primo atto è una sorta di farsa scatenata dove il protagonista, un professore di eloquenza shakespeariana, s'innamora di un ragazzino tredicenne a cui insegna a parlare correttamente, essendo afflitto da una balbuzie feroce. Il professore non dichiara il suo amore al minorenne e soffre in silenzio, confidandosi al telefono con il suo amico gay. Il personaggio è straordinario, nella sua solitudine si traveste e balla sulle musiche dei Rolling Stones, esprimendo così tutto il suo desiderio di vivere la sua diversità. La piccola comunità dove vive lo insulta e lo perseguita addebitandogli anche la relazione con il ragazzino e per questo lo fa internare in una casa di cura per malattie mentali, dove il professore su suiciderà. "Beniamino" verrà presentato al Fraschini la sera di lunedì 11 marzo (ore 21). Trasporre sulla scena un romanzo come I fratelli Karamazov, fra i più complessi e sfaccettati che siano mai stati scritti, non è certo impresa semplice. Il problema è sintetizzare una materia letteraria estesa, costruita tramite giustapposizioni di personaggi e situazioni in contrasto, in un discorso teatrale lineare e scorrevole. César Brie, che firma l'adattamento e la regia dello spettacolo "Karamazov", in scena al Fraschini giovedì 21 marzo (ore 21) dimostra la sua abilità, riuscendo ad assegnare un ritmo unitario e leggero al movimento di elementi fortemente differenziati fra loro. Brie opera una scelta precisa, e lo evidenzia fin dalla scena iniziale. Gli attori avanzano lentamente sul palco disposti su un'unica fila, cantando, illuminati da tinte che rimandano vagamente alle suggestioni del Quarto Stato: l'atmosfera essenzialmente popolare, le forte plasticità delle figure, la progressione dal buio verso la luce ricordano il celebre dipinto. Subito, dunque, l'autore argentino ci restituisce una visione uniforme d'insieme in cui tutti i personaggi si situano sullo stesso piano. La rassegna Altri Percorsi si conclude la sera di giovedì 9 maggio (ore 21) con un'imperdibile versione de "Il Guardiano" (The Caretaker) di Harold Pinter. Per chi va raramente a teatro un'occasione per innamorarsene e prendere (o riprendere) il vizio. Lo spettacolo, interpretato da Gigio Alberti, Mario Sala e Alessandro Tedeschi e diretto da Lorenzo Loris ha ricevuto il Premio della critica 2011 con la seguente motivazione: «Da "Terra di nessuno" fino a quest'ultimo "Il guardiano" Lorenzo Loris, regista storico del milanese Teatro Out Off, é ormai diventato uno specialista di messinscene pinteriane. In quest'ultimo lavoro, parabola sugli inconciliabili conflitti fra due fratelli "reclusi" in una stanza, metafora di una società alla deriva, luogo di incomprensioni e rifiuti, la regia di Loris colpisce per asciuttezza di segno, per sobrietà di stile e per una inedita ambientazione lombarda che occhieggia al fondo della scena; una plumbea, nebbiosa atmosfera della periferia milanese che sembra innervare anche l'interpretazione dei tre protagonisti- gli splendidi Mario Sala, Gigio Alberti e Alessandro Tedeschi, risolvendo altresì in maniera originale la rarefatta, spettrale, inquietante trama pinteriana».