Pirlo vince il duello con il pupillo di Bilic Ma il gol non basta
di Alessandro Bernini wPOZNAN (Pol) È andata di lusso a Slaven Bilic. Rischiava di sognarsele di notte quelle parole «Pirlo è bravo, ma Modric è meglio». Una sentenza sparata con l'occhio furbetto di chi la sa lunga. Aveva fatto un po' il fenomeno il ct-chitarrista. Cesare Prandelli si era quasi messo a ridere: «Magari ne riparliamo quando Modric avrà vinto qualcosa...». Purtroppo la perla-Pirlo non è bastata. Bilic dormirà abbastanza sereno, gli azzurri per niente. E magari Luka Modric sognerà anche di vincere qualcosa. Per noi invece ora c'è da correre, e anche tanto, per non tornarcene a casa con l'etichetta di incompiuti e la scia di mille polemiche. Perché i cambi di Prandelli hanno lasciato molto perplessi. E lo diciamo con grande stima di questo ct che è riuscito a dare gioco e simpatia a all'Italia, anche se per ora in campo duriamo un'oretta o poco più. Lui, Andrea Pirlo, però non si arrende: «Abbattersi ora non avrebbe senso. A me l'Italia è piaciuta, il gioco c'è. Ora c'è la gara con l'Irlanda e dobbiamo vincere per provare ad andare avanti». Geniale in campo, ultra-misurato come un passaggio da un metro nelle parole fuori dal campo. Il biscotto. Pirlo esce dallo spogliatoio quando Spagna e Irlanda stanno entrando in campo e quando in Italia la parola più pronunciata è "biscotto" per descrivere il 2-2 che promuoverebbe le nostre avevrsarie dirette. Lui esorcizza i cattivi pensieri: «La Spagna è una grande squadra ed anche la Croazia lo è, quindi non penso possano fare una cosa del genere». Ma sarà davvero convinto? L'illusione. È il minuto 39' del primo tempo. L'Italia ha attaccato in modo dirompente, creato occasioni, sfiorato il gol, ma l'urlo è sempre rimasto strozzato in gola. Balotelli si guadagna una bella punizione, siamo all'angolino dell'area di rigore, lì serve uno che calcia di destro. A nessuno passa per la testa di andare sul pallone, quella è di Andrea Pirlo. Si avvicina lento, piazza la palla. Via tutti. Un paio di passi, calcia. Sembra una libellula che si infila tra le spalle di Rakitic e Vukojevic, al portiere Pletikosa servirebbe un retino da pescatore di anguille. Invece ha solo la mano destra che sfiora la libellula quando ormai ha già preso il volo oltre la linea. Esplode la gioia che, a posteriori, profuma di beffa. Su Pirlo piovono Giaccherini, De Rossi, Chiellini, tutti. Lui di solito bacia l'anello e saluta la famiglia in tribuna, ma stavolta Deborah e il figlio Niccolò non ci sono. Rete numero 11 nelle 85 presenze in azzurro. Pirlo e Juninho. È stato il secondo gol della stagione su punizione per Pirlo. Il primo lo aveva segnato al Catania il 18 febbraio scorso, rete pesantissima: la Juve perdeva 1-0 in casa, la punizione regalò l'1-1, poi la Juve vinse 3-1. Poteva rivelarsi decisivo anche questo. Doveva. E invece abbiamo gettato l'occasione nel cestino. Ha sempre detto di ispirarsi a Juninho Pernambucano quando calcia. Il brasiliano però usava solo le tre dita centrali del piede, Pirlo invece accarezza la sfera col collo. "La maledetta" l'hanno definita. Anche se adesso di maledetto sembra esserci solo questo risultato. «Troppe occasioni sprecate». Seconda pareggio, seconda rimonta. Manca personalità? Manca condizione fisica? Andrea Pirlo allarga le braccia: «Potevamo chiuderla con un altro gol nel primo tempo, non è stato così e nel secondo ci siamo abbassati troppo. E così loro e loro hanno trovato il pareggio su quel cross». Resta il fatto che per la seconda volta, dopo un'ora, l'Italia ha smesso di viaggiare in quinta, scalando in quarta e anche in terza. «Forse abbiamo arretrato il nostro raggio d'azione nel secondo tempo, ma secondo me era normale. Loro volevano pareggiare, non era immaginabile di controllare la partita senza problemi. Ma c'è ancora una partita». Lo ripete di nuovo Pirlo. Quasi a cercare di scacciare i troppi fantasmi che si agitano sul cupo cielo di Poznan. ©RIPRODUZIONE RISERVATA