Grecia, le frontiere Ue potrebbero chiudersi
STRASBURGO Frontiere che possono tornare a chiudersi, strumenti per la crescita che non si trovano, sorveglianza europea su bilanci nazionali che non decolla. Il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, il presidente europeo Herman Van Rompuy, i numeri uno di Bce ed Eurogruppo, Mario Draghi e Jean-Claude Juncker, dovrebbero presentare al vertice europeo di fine giugno il piano della svolta. Ma è una Unione europea sull'orlo del collasso quella vista dalla plenaria di Strasburgo a cinque giorni dalle elezioni politiche in Grecia. A dare il senso di una Ue che implode e si prepara all'uscita di Atene tanto dall'euro quanto dallo spazio senza frontiere, è lo scontro senza precedenti tra Parlamento e Consiglio sulla riforma del Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini, partita dalle tensioni di un anno fa tra Italia e Francia per i tunisini alla frontiera di Ventimiglia. Si doveva andare verso una centralizzazione a Bruxelles della valutazione e della decisione. La settimana scorsa i ministri degli interni hanno invece deciso che saranno solo i governi, eludendo l'obbligo di co-decisione col Parlamento europeo scritto nell'art.77 del Trattato di Lisbona, a definire in quali «circostanze eccezionali» potranno ristabilire i controlli alle frontiere. Includendo le ondate migratorie ed i possibili problemi di ordine pubblico che potrebbero nascere in caso di default finanziari. Spazio per la Commissione ce ne sarà comunque, ma è la scelta "politica" dei governi di far fuori il Parlamento a far insorgere tutti i gruppi politici, tranne conservatori e euroscettici che invece applaudono. Il Parlamento europeo preparerà un ricorso alla Corte di Giustizia europea. In più, i gruppi agitano la minaccia di bloccare tutti i negoziati in corso con il Consiglio. Per ora interrompono i lavori con la presidenza danese per i "dossier" affari interni e giustizia, ma lo stop potrebbe estendersi. Anche un moderato come Joseph Daul, capogruppo dei popolari, parla di «provocazione» e «fiducia recisa». Il socialista-democratico Hannes Swoboda denuncia «uno scandalo inaccettabile» e accusa di «aver spalancato la porta al populismo di destra». Ed è scontro aperto tra governi e Parlamento anche sulle risposte da dare alla Grecia ed alla crisi. I vicepresidenti Gianni Pittella (Pd) e Anni Podimata (greca del Pasok) presentano l'appello, firmato tra gli altri da Franco Bassanini, Nicola Piovani, Stefano Rodotà e Umberto Veronesi, per una «revisione sostenibile» dell'accordo con la Grecia.