Il dg Rai vuole resistere E ora minaccia ricorsi

di Gabriele Rizzardi wROMA Anticorruzione e Rai. Sono questi gli argomenti che continuano a far litigare la maggioranza e mettono a dura prova la tenuta del governo. Monti ieri ha ricevuto a palazzo Chigi il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, che secondo le intenzioni del premier dovrebbe essere sostituita da Luigi Gubitosi, ma pare che l'atteso incontro «chiarificatore» sia andato malissimo. Quello che si vuole scongiurare è una una "prorogatio" dell'attuale Cda di viale Mazzini ma tutto dipenderà da quale sarà la decisione finale di Bersani che ieri ha confermato: «Il governo ha fatto delle nomine credibili ma il Pd non parteciperà alla nomina dei membri del Cda». La questione delle nomine è stata affrontata anche a palazzo Chigi dove la Lei, che può contare sull'appoggio della stragrande maggioranza dei parlamentari Pdl, è tornata all'attacco denunciando il "pasticcio giuridico" che avrebbe portato il premier ad indicare il nome del direttore generale e del presidente della Rai e poi avrebbe fatto capire di essere pronta ad impugnare il provvedimento davanti al giudice. Riserve arrivano anche da ampi settori del centrosinistra. Di Pietro si chiede quali siano i programmi e gli intendimenti del presidente designato e chiede che sia ascoltato in commissione di Vigilanzza mentre Giuseppe Fioroni (Pd) chiede a Monti di «andare fino in fondo» e di «suggerire» alla commissione anche i nomi degli altri 7 consiglieri Rai. Riuscirà la Lei a rimanere al suo posto? E' difficile immaginarlo anche perché a difenderla non sono in molti. L'ultimo passo falso riguarda una circolare che impone il divieto, per giornalisti e dipendenti della Rai, di rilasciare interviste, dichiarazioni e commenti non solo sui giornali ma anche via internet e sui social network. Un «bavaglio» che è stato subito denunciato da Giuseppe Giulietti (Articolo 21) e Vincenzo Vita (senatore Pd). Ma il governo deve fare i conti anche con le resistenze che incontra in Parlamento il provvedimento sull'anticorruzione. La maggioranza continua a litigare senza raggiungere un accordo e oggi il governo blinderà il provvedimento con il voto di fiducia. La conferma l'ha data ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e Bersani ha fatto sapere che se il testo sarà quello uscito dalla commissione, il Pd la voterà. E sembra altrettanto certo che il governo metterà a punto un maxiemendamento che contenga tutte le norme ancora da votare,a cominciare dall'artiocolo 10 che affronta la delicata questione dei condannati che non potranno essere candidati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA