La Spagna non si fida Del Bosque è cauto «Sarà sfida alla pari»

di Alessandro Bernini wINVIATO A DANZICA (Pol) Il derby dello spread lo affrontra ridendo sotto i baffetti. Bel tipo Vicente Del Bosque, uno che a 61 anni è già entrato nella storia della Spagna vincendo il primo titolo Mondiale, e ora cerca il bis europeo. Le mani avanti. I più deboli dicono sempre di sentirsi forti, i più forti dicono sempre che è una sfida alla pari. Vecchia storia. Stavolta Del Bosque non è neppure originale: «L'Italia ha iniziato un nuovo ciclo, ha cambiato tanto, anche come filosofia di gioco. Per questo sarà una sfida alla pari». Dove "pari" fa rima con "magari". Almeno per noi. Per giustificare l'equilibrio Del Bosque apre il libro dei ricordi: «Se vogliamo fare una buona partita, dobbiamo togliere l'iniziativa agli azzurri. Ma non sarà affatto facile, ricordo bene l'amichevole di Bari: quel giorno non riuscimmo a togliere il pallino del gioco all'Italia e finì male, malissimo». Se ci teme davvero, è difficile intuirlo. Parla a voce bassa, vuole farsi capire bene, sembra quasi voler convincere tutti che non sarà una passeggiata. «L'Italia ha una squadra esperta. È vero, si è rinnovata molto per quanto riguarda alcuni giocatori, ma sono sicuro che saprà essere all'altezza della situazione». Lo stuzzicano sulla storia del calcioscommesse, e lui sornione, piazza un altro punto di volée rovesciata: «Quello che è successo in Italia in questo periodo potrà essere solo uno stimolo». Si ferma, e riparte: «Nell'Italia ci sono giocatori di grandi club come Milan e Juventus. È una squadra molto forte». Avesse ragione... Xavi e il catenaccio. La frase del giorno ce la dedica comunque Xavi, sua maestà del centrocampo. «Vedo un'Italia molto diversa rispetto al passato. Ora giocano molto più palla grazie a Pirlo vertice del rombo di centrocampo e a due attaccanti come Balotelli e Cassano che hanno tecnica e grande qualità. Insomma, non si chiude più dietro, non fa più il catenaccio». Prendiamolo come un complimento, anche se è bene ricordare che agli spagnoli il nostro catenaccio è sempre rimasto indigesto. Loro tenevano palla, e poi noi zac. Tant'è che per una vita non hanno mai vinto nulla. Gli elogi di Xavi continuano: «Credo che vedremo un bello spettacolo, non sarà la partita in cui l'Italia si chiude dietro e noi teniamo palla. Loro vorranno tenere il pallino del gioco». Le liti interne. Il concetto lo ribadisce anche il portiere Iker Casillas: «Mai pensato che sarà una partita facile, loro sono uno squadrone». Poi lui e David Silva confidano che aria tira in questi giorni nello spogliatoio spagnolo: «È vero, ci sono state delle tensioni tra giocatori del Real e giocatori del Barcellona, ma adesso è tutto risolto. Certo, avessimo giocato l'Europeo nel 2011 sarebbe stato un bel problema, ora abbiamo voltato pagina». L'unico che ci ricorda con estremo piacere è Andrés Iniesta: «La grande Spagna è nata quattro anni battendo proprio l'Italia. E noi non molliamo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA