Rai, il Pd conferma: restiamo fuori dal Cda

di Maria Berlinguer wROMA Il blitz di Mario Monti sulla Rai è riuscito. Ma per Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi, scelti dal premier come presidente e futuro direttore generale l'approdo a viale Mazzini non sarà in discesa. E non solo perchè dal Pdl Angelino Alfano chiede conto del motivo per il quale è stata sostituita Lorenza Lei, attuale dg, visti «gli ottimi risultati aziendali». A intralciare il percorso del vicedirettore di Banca Italia e dell'ex amministratore delegato di Win verso la Rai c'è infatti il nodo del rinnovo del consiglio di amministrazione Rai. Mercoledì prossimo l'assemblea degli azionisti Rai formalizzerà le due indicazioni di sua competenza, Anna Maria Tarantola e Marco Pinto, neo consigliere Rai in quota Tesoro. Poi toccherà alla Commissione di Vigilanza aprire il seggio elettorale per scegliere i sette consiglieri Rai di nomina parlamentare. I sette membri del cda dovranno avere il voto della maggioranza di due terzi della commissione, così come il presidente. Il Professore che con la scelta di Tarantola e l'indicazione di Gubitosi ha voluto marcare la discontinuità con tutte le scelte precedenti, ha detto di aspettarsi dai partiti nomi di prestigio che garantiscano indipendenza e pluralismo. Il nodo però resta la posizione del Pd. Pier Luigi Bersani ieri ha aperto sulla Tarantola confermando che il Pd voterà il presidente come necessario per superare la quota dei due terzi della Vigilanza. Ma ha confermato che i democratici non indicheranno nessun nome per il nuovo Cda. In teoria nulla vieta a Udc e Pdl di eleggere da soli il nuovo consiglio. Certo sarebbe un Cda fortemente sbilanciato. «Si può nominare anche Bill Gates ma il problema non si risolve se non cambiamo la governance e i meccanismi con cui funziona l'azienda», ribadisce Matteo Orfini. Scottati dalla vicenda delle nomine all'Agcom che tante polemiche hanno scatenato, tuttavia è difficile immaginare che i democrat cambino posizione sulla Rai pur apprezzando i nomi scelti dal premier e il cambio di passo del governo sulla tv pubblica. «Capisco il disagio del Pd che si è infilato da solo in un labirinto intricato e non sa come uscirne ma ormai i nomi sono stati indicati e la commissione dovrà essere convocata», dice Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza. Sull sfondo restano le polemiche su Gubitosi e sulla mezza gaffe fatta dal premier che non avrebbe potuto indicare il nuovo direttore generale perchè la sua nomina deve essere ratificata dal Cda. «Bene ha fatto Monti a spiazzare tutto e tutti assumendosi la responsabilità di chiudere una brutta lacuna nella storia Rai ma bisogna rispettare rigorosamente lettera e spirito delle norme: il nuovo direttore generale dovrà essere discusso dal nuovo consiglio di concerto con l'azionista cioè il governo» ricordano Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita. Per l'ex ministro Paolo Romani l'indicazione del nome di Gubitosi è stata «un'ingerenza gravissima da parte del governo». Per Alessio Butti l'indicazione del dg «è irrituale» e fa emergere «una seria preoccupazione: il governo vuole forse governare la Rai?». In controtendenza Maria Stella Gelmini: «Bene una donna alla presidenza, ci sorprenderà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.