«Il tempo è scaduto, i partiti cambino»
Maria Berlinguer wROMA «Era da diversi anni che pensavamo a un incontro con i nostri lettori, con la community di Repubblica. Condividiamo tutto perché, come dice Scalfari, Repubblica è infinitamente meno di un partito ma qualcosa di più di un giornale». Ezio Mauro direttore di Repubblica dal 96, è molto soddisfatto della kermesse che per quattro giorni porterà a Bologna le migliori firme del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nel '76 e che in breve tempo si è imposto come modello di giornalismo. Cosa vi unisce ai vostri lettori? La politica? «Quello che unisce non è certo la linea politica. Ci unisce "una certa idea dell'Italia" per dirla con Gobetti. E' lo sguardo sul Paese, la gerarchia dei problemi e delle grandi questioni. Certo ci sono dei momenti in cui la politica è centrale ma per i nostri lettori e per noi lo è anche la cultura, la tecnologia, l'informazione e perchè no? il tempo libero». Beh non potrà negare che il suo è un quotidiano di centrosinistra? «Abbiamo idee precise, siamo un giornale di centrosinistra che è cresciuto in un perimetro del campo ma rispettiamo le idee di tutti e siamo sempre pronti a interagire con i nostri lettori. E' così che è nata la campagna contro la legge bavaglio dei post it ». Così come? «Ho aperto la posta e ho visto le fotografie di tre ragazzi di Perugia con i post it sugli occhi, sulla bocca e sulle orecchie per protestare contro la legge che voleva impedire la pubblicazione delle intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa libera. E' da lì che è scattata l'idea di lanciare una campagna con i post it che poi ha portato alla prima pagina bianca di Repubblica. Abbiamo ricevuto migliaia di mail di apprezzamento dalla nostra comunità. I lettori di Repubblica sono molto reattivi, ci si influenza in due sensi. Per questo sono molto contento dell'occasione che avremo per confrontarci pubblicamente». Cosa significa per un giornale come il suo la fine dell'era Berlusconi? Come mai ora la campagna controla legge sul conflitto di interessi è passata in secondo piano? «Innanzitutto voglio dire che sono orgoglioso della battaglia politica che abbiamo fatto. Sono felice che sia finita e che quella stagione si sia chiusa entro il confine della democrazia , Il conflitto di interessi è un problema e resta una nostra battaglia ma sono convinto che non rivedremo mai più un fenomeno come il berlusconismo, una macchina da guerra in tempo di pace. Il Paese ha voltato pagina rapidamente, la crisi incombeva e incombe. Era ed è giusto dare spazio ai dossier sulla crisi, spiegare cosa sta accadendo. Repubblica ha dimostrato, e non ne aveva alcun bisogno, che non vive di solo Berlusconi». Da sempre vi accusano di essere un giornale partito. Ora in molto danno per certa una lista «legalità» collegata a Repubblica. E' vero? «Io credo davvero nell'autonomia della politica. I giornali influenzano l'opinione pubblica, ne intercettano istanze e umori. In questa fase c'è una grande dispersione di energie democratiche. I partiti non sono capaci di aprirsi alla società. Ma gli italiani appena possono dimostrano di avere una grandissima voglia di partecipare. Lo fanno andando a votare per i referendum e mettendosi in fila per le primarie ogni volta che ne hanno l'occasione. E' la politica, in particolar modo il Pd che deve decidere se far entrare dentro di sè le energie nuove, farsi "scalare". Tocca alla politica dire cosa vuole fare e se vuole il cambiamento. Le analisi del nostro Ilvo Diamanti sono impietose: solo il 4% degli italiani ha fiducia nei partiti, solo l'8% ne ha nel Parlamento. La campana suona per tutti e il tempo è scaduto». La suona Beppe Grillo? Alle amministrative solo il 50% degli italiani è andato a votare. Forse non c'è tutta questa voglia di partecipare. «Grillo è la spia e la valvola di sfogo di un malessere. Qualunquismo? Troppo schematico liquidare così il fenomeno. Il Pd lo avrebbe candidato uno come Federico Pizzarotti a Parma? Possibile che il «nuovo» che c'è e si muove non viene più intercettato dai partiti? Quando chiedevamo partiti leggeri volevamo poco apparato, niente asl. Non meno sezioni e meno presenza. Ci vuole una politica che veicoli valori, che torna a far muovere le bandiere. Altrimenti vincerà l'antipolitica, quella di chi fa di tutta un'erba un fascio per cui Previti è come Bersani. Non è così». Ma l'esasperazione tra i cittadini è forte. «Certo. In questo Parlamento c'è chi ha votato che Ruby era la nipote di Mubarak e chi ha votato tutte le leggi ad personam di Berlusconi, nel silenzio imbarazzato di certa stampa. Non nostro, non di Repubblica. Noi abbiamo memoria, teniamo conto, come ci ha insegnato Giuseppe D'Avanzo. Ora però la ricreazione è finita e i partiti hanno pochissimo tempo per decidere. Dio acceca chi vuole perdere, sta a loro capire che è venuto il tempo delle riforme. La prima? Una nuova legge elettorale. Quella attuale, il Porcellum, ha permesso la compravendita di deputati e senatori a Silvio Berlusconi. Il tempo per cancellarla c'è ancora e non va sprecato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA