«Come viviamo senza stipendio da 4 mesi»
di Anna Ghezzi wPAVIA Rosangela Taramelli ha un figlio invalido e una figlia da aiutare, Zahra Chami ha quarant'anni e da due mesi non riesce a pagare l'affitto di casa perché non le pagano lo stipendio: ora si è infortunata pulendo uno dei sette uffici tra Voghera, Salice e Rivanazzano che le sono stati assegnati. Barbara Noto di anni ne ha trenta, e di figli tre: li cresce da sola, e per pagare la spesa stira per alcune lavanderie. Ma i soldi non bastano per mangiare e andare a lavorare negli uffici d Belgioioso, Corteolona, Santa Cristina, viale Cremona, Lardirago, Marzano e Bornasco, mezz'ora in quelli piccoli, un'ora in quelli più grandi. Lobna Ghali, mamma di due gemelline di diciotto mesi originaria della Tunisia e da sei anni in Italia, arriva in assemblea con la lettera dello sfratto della casa in cui abita a Carbonara al Ticino in mano: «Non pago l'affitto da cinque mesi, e ora ho lo sfratto. Non so come fare, dove andare, sto cercando lavoro dappertutto: sono disposta anche a fare la lavapiatti». Storie di donne, soprattutto, che non prendono lo stipendio da marzo. Stipendi dai 500 ai 900 euro, da cui togliere fino a duecento euro di benzina al mese per spostarsi da un ufficio all'altro. Sono alcune delle cento dipendenti della New global multiservice, la cooperativa che per le Poste cura – in appalto – la pulizia dei 176 uffici postali della provincia di Pavia. Mercoledì 13 sciopereranno, con un presidio davanti alle poste centrali di Pavia perché, da più di un anno, nonostante l'avvicendarsi delle cooperative appaltatrici, ricevono stipendi sbagliati, in ritardo. E vivere è sempre più difficile. «Dalle 10 alle 12 – spiegano Gildo Comerci del Fisascat Cisl e Lorena Bini del la Filcams Cgil che ieri hanno convocato le lavoratrici in assemblea – saremo in presidio per chiedere alle Poste che, finalmente, ci diano ascolto. Le gare degli appalti per le pulizie vengono assegnate con il massimo ribasso, così le ditte che vincono spesso non hanno nè capacità organizzativa nè finanziaria per assolvere al servizio garantendo le tutele contrattuali ai lavoratori». I sindacati hanno scritto alle Poste: «Ad ogni passaggio di appalto – spiegano – le imprese riducono le ore, anche se il servizio rimane inalterato nella qualità e nella quantità. Le retribuzioni vengono pagate in ritardo con la motivazione che Poste Italiane sarebbe in ritardo nel pagamento dei corrispettivi. E nei passaggi i lavoratori devono aspettare mesi o anni per ricevere mensilità arretrate e i mancati contributi che, a volte nojn arrivano». Due settimane fa la cooperativa aveva garantito: «Pagheremo subito, ci scusioamo per il ritardo». Ma non è ancora stato pagato nulla. «Mi stanno aiutando due figli grandi – spiega Anna Maria Spoglia, che pulisce le poste da 14 anni – ma mia figlia a luglio resterà a casa. E non so come fare». su Twitter @anna_ghezzi