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Domenica prossima in piazza del Carmine, a partire dalla prima mattina, è possibile acquistare grana padano. Un appuntamento, voluto da Coldiretti per aiutare le popolazioni delle zone colpite dal sisma. Rientra tra quelle organizzate da Coldiretti e Campagna Amica in cui è possibile acquistare forme intere o pezzature da un chilogrammo circa di Grana Padano o Parmigiano. Si può partecipare all'iniziativa solidale con ordini minimi di 10 chilogrammi o di una forma intera, inviando una mail indirizzata a terremoto@coldiretti.it indicando la quantità, l'indirizzo, nome, cognome e codice fiscale. Nella nostra provincia la Coldiretti sarà, con la propria sede di viale Brambilla e con gli uffici delle Unità operative locali, base logistica per la distribuzione del Grana della Solidarietà. «Un piccolo gesto – ha commentato Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia – che vuole testimoniare il nostro sostegno alle persone, alle famiglie e al sistema economico delle aree colpite». PAVIA Coldiretti ripete il proprio "no" alle contraffazioni agroalimentari. E lo fa in un momento in cui l'economia italiana è in forte sofferenza, soprattutto dopo l'ultimo duro colpo inflitto dal terremoto. Chiede che venga applicata la legge sull'etichettatura che risale al 2011 ma che "manca ancora dei decreti attuativi", sottolinea Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Pavia. «Obbliga a riportare il luogo d'origine – spiega Roncalli -. E' un modo per tutelare i consumatori e gli agricoltori». E invece il fenomeno persiste e i dati sono allarmanti. Secondo una relazione della commissione d'inchiesta parlamentare, presentata di recente dall'onorevole Angelo Zucchi, «a livello di Unione europea, i sequestri di prodotti agroalimentari contraffatti in dogana sono passati da 1,2 milioni di pezzi nel 2006 a 2,7 del 2009, con un aumento del 128 per cento». E nell'ultimo triennio i reparti della Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro oltre 3.700 tonnellate di merci e quasi 6 milioni e mezzo di litri di prodotti alimentari contraffatti o comunque con un'etichettatura che inganna il consumatore sull'origine o sulla qualità del prodotto. E vale 21 miliardi di euro contro i 13 dei prodotti originari, l'Italian sounding, cioè la vendita all'estero di prodotti, prevalentemente agroalimentari, attraverso l'utilizzo di nomi, slogan, colori che richiamano le caratteristiche dei prodotti Made in Italy, rivolti soprattutto a Stati Uniti, Canada e Messico. L'unica arma a disposizione, sottolineano dall'associazione di categoria, è l'obbligo di indicare l'origine dei prodotti . E a chiedere un'etichettatura più chiara è anche Federeconsumatori. «Il consumatore – spiega il presidente provinciale Mario Spadini – deve sapere cosa acquista. Il Parmesan ad esempio è il classico prodotto contraffatto. Poi ci sono quei prodotti anonimi di cui non è possibile conoscere la provenienza esatta». Insomma ci sono, ad esempio, le false informazioni, riportate sulle etichette, sul contenuto del prodotto e in questo caso si è di fronte ad una vera e propria truffa. E poi c'è l'italian sounding che è la forma più diffusa e subdola di imitazione. Basta pensare ai vari Parmesan, prodotti in tutto il mondo, o al Pecorino romano prodotto in Romania con latte vaccino. «Per i prodotti Dop esiste già un disciplinare di produzione che descrive il percorso produttivo fino alla vendita – fa sapere Roncalli -. Il problema si presenta con quelli anonimi, anche prodotti da grandi marchi che spesso sono il simbolo del Made in Italy, ma che di italiano hanno ben poco, illudendo il consumatore». Per Spadini «il problema sta anche nell'etichettatura in diverse lingue che si ritrova nelle confezioni vendute nei discount». «Una questione che va risolta – insiste il presidente – visto che è in aumento il numero di persone che vuole risparmiare e compra in questi supermercati». Stefania Prato