Lardirago, Cella estromesso dal Consiglio
LARDIRAGO Incompatibilità per Luigi Cella alla carica di consigliere comunale. A costituire, secondo il legale dell'ente municipale, motivi di incompatibilità sarebbero due cause pendenti tra il capogruppo d'opposizione e il Comune. Liti in cui Cella sarebbe coinvolto in veste di responsabile dell'ufficio tecnico e di privato cittadino, ma non in qualità di sindaco. A sostenerlo è il primo cittadino Mirella Facchin che precisa: «Voglio sgombrare il campo da ogni equivoco. Non sono mossa da rivalse personali, ma è la legge che mi ha imposto di verificare se sussistono le condizioni di eleggibilità, candidabilità e compatibilità. Mi limito ad applicare la norma contenuta nel Testo unico degli enti locali. Il consigliere ha avuto il tempo per presentare le sue osservazioni». Per Luigi Cella si tratta di «un atto non democratico». «Esiste una precisa volontà politica di buttar fuori dal consiglio un componente di minoranza, senza tener conto dei 208 elettori che lo hanno votato». Ma tira dritto la giunta Facchin, fresca di insediamento, e la questione diventa punto all'ordine del giorno del consiglio fissato per domani. Una seduta consiliare che si preannuncia "calda" e che, salvo risvolti clamorosi, vedrà la neo maggioranza votare compatta a favore della decadenza del consigliere su cui pesa già una condanna ad un anno e due mesi e l'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Pena sospesa. Presenterà appello, l'ex sindaco che ha guidato Lardirago per due mandati, poi passato tra i banchi dell'opposizione. «Contro la dichiarazione di decadenza – fa sapere Facchin – il consigliere Cella può presentare ricorso davanti al tribunale ordinario.. Abbiamo tutti sottoscritto un'autocertificazione in cui bisognava dichiarare di trovarsi nelle condizioni richieste dalla legge che in questo caso mancavano». Le cause pendenti riguardano la sistemazione del giardino davanti alla farmacia e l'asfaltatura della strada provinciale che attraversa il paese. «Si trattava di atti compiuti nell'esercizio delle mie funzioni quando ero sindaco – ribatte Cella -. Non ho mai visto un comportamento del genere. E' un atteggiamento autoritario. Peraltro non sono state rispettate le procedure e i tempi previsti in questi casi dalla legge. Avevo a disposizione altri 10 giorni per sistemare la situazione. Spero che gli organi preposti intervengano per ripristinare la legalità». Stefania Prato