Statali, governo diviso sui licenziamenti

di Paolo Carletti wROMA Le nuove norme della riforma del lavoro applicate anche agli statali: è quanto è tornata a chiedere ieri il ministro Elsa Fornero durante una visita al Centro dell'impiego di Torino, dove è stata anche contestata da un gruppo di disoccupati (foto). Una presa di posizione che va a scontrarsi con quello che è attualmente il testo della riforma già approvata dal Senato e passata alla Camera, e soprattutto con quanto sostiene il ministro per la Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi. E alla fine di una giornata tumultuosa, con la Fornero nella bufera, solo una nota congiunta tra i due ministri ha messo la parola fine alle polemiche. Almeno per ora. Un intervento probabilmente imposto dal presidente del Consiglio Monti, dopo che anche il Pd aveva invitato i ministri a non dividersi su questioni che riguardano milioni di lavoratori. «Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal consiglio dei Ministri – si dice nel comunicato congiunto – è migliorare la pubblica amministrazione. Quindi renderla più efficiente, aumentare la sua produttività e la trasparenza. I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. L'importante – concludono – è che ci sia una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e un sistema economico inclusivo». Intenzioni nobili dunque, e il tentativo di restituire un'immagine di compattezza dell'esecutivo. Ma nelle ore precedenti le divisioni erano state nette. Patroni Griffi, che si sta occupando della parte di riforma che riguarda il suo settore, era stato chiaro: «Il disegno di legge non conterrà disposizioni specifiche sui licenziamenti (disciplinari ndr), ma sulla materia si rimetterà al Parlamento». Confermando poi i problemi nell'esecutivo: «La delega è sostanzialmente pronta, ci sono un po' di contrasti e c'è un'aggravante perché non so se mercoledì potrò essere in consiglio dei Ministri». Ma c'è da scommettere che domani Patroni Griffi, vista l'aria che tira, in consiglio dei Ministri ci sarà. La titolare del Welfare aveva ribattuto con un'idea del tutto diversa: «Auspico parità di trattamento tra i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico». Per poi argomentare: «Avevo già espresso questo auspicio, e credo che debba essere preso in considerazione. Sono anche ministro delle Pari Opportunità che non riguarda solo uomini e donne ma anche lavoratori pubblici e privati. Però ora non si dica che il ministro vuole la libertà di licenziare i lavoratori del pubblico impiego». Una precisazione inutile, visto che è proprio questo ciò che hanno inteso sindacati e partiti dell'opposizione. E insieme al richiamo di Fassina (Pd) ad evitare scontri, la senatrice Carlino (Idv) ha osservato: «Fornero è ministro delle pari opportunità quando le pare. La sua riforma è talmente iniqua che porterà solo alle pari opportunità di licenziamento». Critiche anche dal segretario della Cgil Susanna Camusso, che definisce la riforma «un ginepraio inestricabile», e da Bonanni (Cgil): «Un pastrocchio». L'Ugl avverte: «Basta gettare benzina sul fuoco. Abbiamo siglato un'intesa e va rispettata». Critico il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Mi auguro che la riforma sia modificata e resa più vicina alle esigenze delle imprese – ha detto – così non la possiamo accettare perché ha tolto molta flessibilità in entrata senza darci grossa flessibilità in uscita». ©RIPRODUZIONE RISERVATA