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di Natalia Andreani wROMA Quarantotto minuti di parata lungo i Fori Imperiali, con il cuore in Emilia. Ha voluto accanto a sé i gonfaloni delle province di Ferrara, Modena, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché alle popolazioni colpite dal terremoto è stata dedicata la sfilata del 2 giugno. Una cerimonia in tono minore - senza carri armati, senza reparti a cavallo, senza Frecce tricolori rimaste negli hangar all'insegna della spending review - ma fortemente voluta dal capo dello Stato per rendere omaggio ai caduti in guerra, ai settemila soldati in missione all'estero, ai vigili del fuoco, ai corpi militari, ai volontari della Croce rossa e della Protezione civile impegnati nei soccorsi in Emilia. Sobrietà che però non è bastata a spegnere le polemiche sull'opportunità dei festeggiamenti. Tanto che a sera Napolitano ha esternato la sua indignazione per alcuni commenti: «Chi parla di sprechi non sa cosa dice», ha detto riferendosi al leader dell'Idv, Antonio di Pietro, che sul suo blog aveva definito la parata «una sagra dello spreco». «Offende gli italiani e non se ne accorge», la replica di Di Pietro. La parata delle polemiche - l'ultima del settennato di Napolitano al Quirinale - non ha richiamato in piazza la solita folla. La Difesa - un po' per la dolorosa situazione che sta vivendo il Paese, un po' per i tagli imposti da Monti - ha risparmiato su tutto riducendo i costi di quasi due terzi. E alla fine è stata tagliata persino la distribuzione di cappellini e bandierine. Ma non ci sono state nemmeno contestazioni, tolto un gruppo di ragazzi che voleva tentare un pacifico flash mob. Fra i primi ad arrivare la Guardasigilli Paola Severino e il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. A seguire il premier Mario Monti, giunto ai Fori a piedi. Quindi Napolitano a bordo - unico lusso rimasto nel cerimoniale - della Lancia Flaminia in servizio al Colle dal lontano 1961. Ma a far discutere sono stati soprattutto i «vuoti» nella tribuna delle autorità dove il grande assente è stato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. In sua vece, con tanto di fascia tricolore, il presidente del consiglio comunale. Assenti anche molti leader di partito, tra i quali Pier Luigi Bersani - ieri a Poggio Renatico con i terremotati - Angelino Alfano e, ovviamente, Antonio Di Pietro. Ma se Pd e Pdl avevano in tribuna altri autorevoli esponenti - per il primo il presidente del Copasir Massimo D'Alema e il vicepresidente del Senato Vannino Chiti, per il secondo gli ex ministri Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, a disertare del tutto la cerimonia è stata la Lega Nord. «Soldi buttati al cesso», è stato il commento di Roberto Maroni, ex ministro dell'Interno del Carroccio. Parole che non sono piaciute a Napolitano, che a ieri sera ha replicato a chi voleva cancellare la parata. «Qualcuno ha strumentalizzato l'emergenza terremoto. Alcune polemiche erano vecchie posizioni negatrici del ruolo delle Forze armate», ha detto il capo dello Stato difendendo la volontà di unire tutti gli italiani all'Emilia «in un abbraccio ideale». La sfilata dei raparti si è comunque chiusa in meno di un'ora, con le fanfare ammutolite e il solo rullo dei tamburi a scandire i passaggio davanti al palco presidenziale. Ma ci sono stati tanti applausi. Applausi per gli alpini della Julia in tuta bianca e sci in spalla; per i bersaglieri; per i soldati della Brigata Sassari protagonsita di tante missioni all'estero, gli unici a non interrompere il loro inno; per il marinai del San Marco, commilitoni dei due marò arrestati in India; per le associazioni dei combattenti e dei partigiani che hanno liberato l'Italia dal fascismo. Ma gli applausi più calorosi sono andati ai vigili del fuoco, eroi silenziosi e disarmati nelle tante, troppe calamità che hanno segnato il Paese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA