L'UNICA COSA CHE CRESCE E' LA BENZINA
di LUIGI VICINANZA Gli italiani capiranno. Due centesimi di solidarietà non si negano a nessuno. Meno che mai a chi sta vivendo il dramma quotidiano del terremoto. Maledettamente ballerine le contrade d'Italia: dal Belice al Friuli, dall'Irpinia ad Assisi e poi all'Abruzzo. E ora l'Emilia, Mantova, fino a Padova, la città del Santo. Nord e Sud uniti nello sfasciume pendulo, condizione permanente e aggravata di un Belpaese senza memoria e senza cura di sé. Sì, proprio sfasciume pendulo, secondo l'espressione coniata agli inizi del ‘900 da un inascoltato meridionalista, Giustino Fortunato, per definire i poveri paesi lungo gli Appennini abbandonati dagli uomini e dai loro santi. Dopo più di un secolo si spacca il cuore di una nazione moderna, concentrazione di eccellenze agricole e industriali, depositaria di altissime testimonianze d'arte e monumenti. Hanno già capito gli italiani: due centesimi per ogni litro di carburante, così che riparta subito l'opera di ricostruzione. Servono almeno 500 milioni di euro, subito. I professoroni della Bocconi oggi al governo non hanno trovato nulla di meglio che rispolverare un provvedimento in auge con i vituperati governi a guida Dc: aumentare le accise petrolifere. Paghiamo, tra le tante, ancora quella imposta dopo la tragedia del Vajont nel 1963. Anacronismi che si perpetuano sia con ministri arruffoni che con sobri tecnici. Impegnarsi a trovare le risorse necessarie per il dopo-terremoto tagliando sprechi dell'amministrazione statale? Anche stavolta, nonostante la tragedia, se ne parlerà una prossima volta. L'ultimo sondaggio, diffuso ieri dalla Swg nel corso della trasmissione Rai Agorà, registra in ulteriore calo la popolarità di Mario Monti: al 34 per cento, sempre più giù. E l'intero governo è precipitato al 28. La perdita di consenso, tuttavia – spiegano i sondaggisti - non è causata dalla tassa di solidarietà pro-Emilia, bensì dalle dichiarazioni del premier sul nuovo scandalo del calcio: la vaga ipotesi di fermare i campionati per 2/3 anni fa più male al Professore che agli indecenti campioni delle scommesse taroccate. Strano paese il Belpaese: solidale sia con chi soffre sia con chi imbroglia. La meglio Italia e la peggio Italia convivono in un condominio sempre più insopportabile. Scene già viste tre anni fa all'Aquila: generosità nei soccorsi, dedizione di volontari, vigili del fuoco e forze dell'ordine, dignità nel dolore. Ma anche sciacalli, profittatori, faccendieri pronti a lucrare sulle opere legate al sisma. L'amara lezione abruzzese servirà a qualcosa? Auguriamoci di sì. Smantellata la Protezione civile dai potenti mezzi e dalla spesa facile, sarà la Regione Emilia Romagna coadiuvata dai sindaci a gestire l'emergenza. Scelta saggia sottrarre i flussi di denaro all'opacità romana delle centrali d'affari; meglio tenere i soldi sotto gli occhi di chi ne deve beneficiare. Come già in Friuli, visitato in settimana da Giorgio Napolitano, il modello corretto per una sana ricostruzione si fonda sulla partecipazione diretta nei processi decisionali delle popolazioni colpite. Dove c'è controllo e trasparenza c'è anche efficienza e buoni risultati. Coraggio, dunque. Infine un'amara constatazione. Nessuno al mondo oggi è in grado di prevedere l'ora X di una scossa assassina. La scienza ipotizza rischi ma non emette previsioni azzardate. Tuttavia, prima della "botta" di martedì scorso, il sisma di domenica 20 maggio è stato sottovalutato dai poteri centrali. Una gelida visita di Monti aveva sbrigativamente archiviato il terremoto di Ferrara e Modena tra i disastri minori. Purtroppo a Roma non avevano capito. Che cosa altro deve accadere per bonificare l'italico sfasciume? l.vicinanza@finegil.it twitter @vicinanzal ©RIPRODUZIONE RISERVATA