Il giardino di Marco aperto agli sfollati
MODENA Per Carla ed Enzo Belli, farmacisti di San Giovanni una frazione di Concordia sulla Secchia, la loro tragedia non è il terremoto, ma la perdita del figlio appena trentenne morto in un incidente stradale il 24 maggio sulla statale Canaletto, la «spina dorsale» dei soccorsi. Non c'erano chiese per dire addio a Marco, così il funerale è stato celebrato il sabato nel giardino della loro villetta ed è venuto tutto il paese. Erano in 1200. Dopo la nuova scossa di martedì, Carla ed Enzo hanno deciso che non potevano permettersi di chiudersi nel proprio dolore. C'erano troppi drammi intorno. Troppi amici rimasti senza casa. Così hanno aperto il «giardino di Marco» a tutti i vicini sfollati. Un modo, hanno spiegato, per dire grazie a chi era stato loro vicino quel giorno. «Le chiese erano inagibili così abbiamo fatto il funerale all'aperto. Tutti si erano dati un gran daffare – ha spiegato Carla – e sabato c'era il paese intero. Poi c'è stata la grande scossa». Nel «giardino di Marco» c'erano ancora le sedie per la funzione quando sono arrivati i primi vicini di casa con le tende. «Adesso non so nemmeno quanti sono adesso, finché abbiamo posto. Tanto siamo sfollati anche noi» racconta ancora Carla che vive con il marito in una roulotte messa a disposizione dai colleghi di Mantova.i. Per la gente di Concordia sulla Secchia, Marcello Malacorti e il socio Giorgio Roversi, fino alle 9 dell'altra mattina erano semplicemente i proprietari dei due supermercati Migross, uno in centro storico, l'altro sulla provinciale, ora entrambi inagibili. Da martedì, dopo la scossa che ha devastato il centro storico, di Marcello e Giorgio ne parlano tutti. «Subito sono rientrati in negozio e hanno preso i prodotti freschi dai banconi per regalarli ai clienti, ai vicini di casa. Carne, formaggio, uova, frutta e verdura» racconta Daniela che si commuove ricordando la scena. «Abbiamo subito capito che nel nostro negozio non saremmo rientrati presto – racconta Marcello Malacorti – e non c'è stato bisogno di accordarsi con Marco, ma anche con gli altri soci Alberto e Monia. E' bastato dirsi quattro parole per decidere di tornare dentro e riempire le cassette per donare la nostra merce. In questo momento, di fronte a tanta devastazione il nostro gesto ci sembra una piccola cosa». Tutti raccontano tra Medolla, a Cavezzo, da Crevalcore a Finale Emilia a Mirandola un gesto di solidarietà, un episodio di generosità. Ognuno ha il suo ricordo di quei momenti dopo il sisma quando bisognava aiutare qualcuno più debole a scappare. Oggi che tutta l'area tra Modena e San Felice sul Panaro si è trasformata in una mega tendopoli è difficile capire dove finisce la proprietà dell'uno e comincia quella dell'altro. Ma siamo in Emilia e questa è già la normalità. f.c. ©RIPRODUZIONE RISERVATA