Crisi, strada ancora lunga E le tasse alte ci frenano
di Alessandro Cecioni wROMA C'è meno attenzione al governo e più all'Europa nelle prime «considerazioni finali» del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Una pagina, la penultima, per elogiare l'azione «rapida e decisiva» di Monti, ma anche per notare come il prezzo pagato sia stato «un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta». Da cui una raccomandazione: «L'inasprimento non può che essere temporaneo». Anche perché l'Italia ha bisogno di crescita se è vero che, come dice Visco, «in scenari non troppo sfavorevoli la caduta del Pil può essere contenuta intorno all'1,5%». E ancora: «Tirarci fuori dallo stretto passaggio impone costi a tutti, sono costi sopportabili se ripartiti equamente e con una meta chiara. Il percorso non sarà breve». «Una ripresa – dice il governatore della Banca d'Italia – potrà affiorare verso la fine dell'anno, con probabilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l'utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall'Unione europea». Già, l'Europa. Un'incompiuta, è il giudizio della Banca d'Italia. «Una unione politica in Europa ancora non c'è. Questo rende alla lunga l'unione monetaria più difficile da sostenere». «Va definito un percorso che abbia nell'unione politica il suo traguardo finale», dice Visco. Perché la situazione, rileva, è seria: «Inerzia politica, inosservanza delle regole e scelte economiche errate hanno favorito l'emergere di squilibri interni, a lungo offuscati dall'euro e ignorati dai mercati, che rischiano oggi di mettere a repentaglio l'intera costruzione». E qui c'è palese il legame con Mario Draghi, ex governatore ora alla guida della Bce, che nelle stesse ore parlando al Parlamento europeo chiede che «i politici chiariscano il futuro della Ue». C'è la necessità, elenca Banca d'Italia, di «processi decisionali per favorire politiche lungimiranti, risorse pubbliche comuni per stabilità finanziaria e crescita, regole concordate e condivise per azioni concordate e tempestive su sistema bancario e finanziario». E poi, sull'euro, «manifestazioni convergenti della volontà irremovibile di preservare la moneta unica». E per la crescita – dice Visco – la strada di risorse comuni fra i vari Paesi dell'area euro sembra l'unica strada. Serve «disponibilità di maggiori risorse comuni e anche l'istituzione, da più parti proposta, di un fondo ove trasferire i debiti sovrani che eccedano una soglia uniforme», su una strada che porti all'«unione fiscale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA