Quasi trecento scosse e 2 miliardi di danni Rischio sottovalutato
di Annalisa D'Aprile wROMA Una notte di scosse, seguita da una giornata di scosse. È uno sciame infinito quello che continua a squassare l'Emilia, dove il prossimo 7 giugno andrà in visita il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una delle più forti repliche arriva qualche minuto prima delle 17, magnitudo 4.0, circa 5,8 i chilometri di profondità in cui la terra trema. Ma di scosse l'Ingv ne registra oltre 80, l'epicentro sempre tra le province di Modena, Ferrara e Mantova. E la conta delle repliche arriva a oltre 300 in soli due giorni. La Protezione civile si sta occupando di oltre 15mila persone senza casa. Tra i paesi più devastati dal sisma c'è Mirandola, dove la zona industriale è inaccessibile e quindi chiusa, transennata e fasciata da cordoli. Più di 8.500 sfollati hanno trovato ospitalità in 23 campi, altre strutture coperte e alberghi. Ma in totale i posti allestiti nei dintorni di Modena dalla Protezione civile superano il numero di 9mila. Ma ci sono anche le tante famiglie che hanno comprato una canadese e si sono piazzati nel giardino sotto casa. La forte scossa di martedì ha colpito anche il mantovano, dove ci sono 1.500 sfollati. La Spi-Cgil lancia l'allarme su 100mila anziani in difficoltà. E mentre la gente vive come può nelle tende, fiduciosa nonostante lo sfascio che li circonda, un altro pericolo mina le loro giornate: gli sciacalli. Un fenomeno sul quale la procura di Bologna sta già indagando. Il sotterfugio utilizzato dai delinquenti fa leva sulla paura: entrano nei supermercati o chiamano negli edifici, si spacciano per soccorritori o volontari e annunciano l'arrivo di nuove forti scosse. La gente scappa e loro rubano quel che trovano. Ad andare avanti è anche l'inchiesta sul crollo dei capannoni in cui sono morte 11 persone, tra operai e imprenditori. «Faremo un accertamento documentale sui manufatti crollati e in cui vi sono state vittime e stiamo cercando di verificare se siano necessarie o meno le autopsie sui corpi» si limita a dire il procuratore capo di Modena, Vito Zincani. Intanto, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini sottolinea l'urgenza di dotarsi di un piano nazionale per la sicurezza del territorio «che duri il tempo che serve, quindi 15 anni, che sia sostenuto da investimenti privati agevolati e pubblici». Il ministro ricorda di aver iniziato a parlare di un piano a novembre, subito dopo il suo insediamento: «È una priorità per il nostro Paese. E l'evento sismico degli ultimi giorni ne richiama la necessità». Per la Protezione civile non è possibile «stabilire quante scosse e di quale intensità» potranno far tremare ancora l'Emilia. Fermo restando che i terremoti non sono prevedibili, l'Ingv però sottolinea che nelle zone colpite c'è stato «un notevole deficit di protezione sismica, in parte responsabile dei danni avvenuti». In buona sostanza, l'Istituto fa presente che nella nuova mappa sismica del 2003 il livello di rischio dell'Emilia era stato alzato, ma che solo «all'indomani del terremoto dell'Aquilano del 2009 sono entrate in vigore le nuove norme tecniche per le costruzioni», deliberate invece nel 2008 e rimaste, evidentemente, inapplicate. Nella difficile stima dei danni - si parla di almeno 2 miliardi di euro - il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri spiega che «è stata fatta una prima stima che riguarda le attività produttive, ma è in evoluzione». La Legacoop denuncia le pesanti perdite per tutta la filiera agroalimentare. Il Consorzio della bonifica Burana avverte che nella maggior parte dei 162mila ettari di pianura compresi tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova, il terremoto ha danneggiato impianti idrovori, irrigui e le arginature dei canali. Se non si interviene prima dell'autunno nelle riparazioni, la pianura rischia l'allagamento. Per far fronte all'emergenza, il Consiglio dei ministri da mercoledì ha aumentato le accise sui carburanti di 2 centesimi al litro più Iva. «Non avevamo altra strada» sostiene Clini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA