Aceto, grana, carne La Food Valley riapre

di Fiammetta Cupellaro wINVIATA A MODENA Lui da quelle botti non si stacca. Nemmeno quando arriva una scossa più forte delle altre, che scuote il casale del Trecento. «Mi scusi, ma quando sono qui dentro non riesco a fare a meno di mettere a posto le botti. Le due scosse l'hanno sbalzate a terra e sono così fragili». Alberto Campagnoli, è il proprietario di una delle acetaie più antiche del Modenese, la Vigona di Mirandola. Il terremoto gli ha portato via 1500 litri della sua produzione più preziosa: l'aceto tradizionale invecchiato 25 anni che viene custodito in casali antichi. Un'eccellenza in questa Food Valley italiana: 100 millilitri di quello che qui chiamano l'«oro nero di Modena» costano dai 60 ai 100 euro. E le bottigliette sono disegnate da Giugiaro. «I tempi per riprenderci saranno lunghi, dopo il terremoto è tutto il settore ad essere in difficoltà» spiega Campagnoli che nonostante abbia la casa e l'acetaia pericolante, e lui e la sua famiglia dormano in camper, accoglie chi va a trovarlo con un tavolo apparecchiato sotto un albero con pezzi di parmigiano bagnati del suo prezioso aceto. «Noi emiliani siamo fatti così» dice Campagnoli ad una troupe americana stupita dal «calore». I capannoni spezzati, i fienili sbriciolati, le stalle crollate non sembrano aver cambiato il carattere degli imprenditori emiliani autori di quel fenomeno economico diventato modello in Europa: un equilibrio tra benessere individuale e solidarietà collettiva che il terremoto non ha modificato. Anzi. Se nel biomedicale si calcolano danni per 800 milioni di euro, nell'agricoltura e l'agroindustria, secondo una prima stima della Coldiretti, i danni nell'intera zona terremotata ammontano a 500 milioni di euro. Dati da brivido che farebbero paralizzare chiunque, ma non la gente in Emilia che sembra presa da una mobilitazione generale. Ieri contadini e soci della grandi cooperative agricole, sistemato quel che resta delle stalle, dei laboratori per la macellazione delle carni e per la creazione di salumi e formaggi doc, erano a dare una mano agli sfollati delle tendopoli. Claudio Ratti è titolare di un salumificio molto conosciuto tra Camurana e San Felice sul Panaro. Nella sua azienda a San Biagio, con 22 dipendenti, si producono materie prime per le multinazionali di carni e salumi come l'Aia, la Negroni e i Grandi Salumifici di Modena. Il terremoto gli ha spostato macchinari di ferro pesanti diversi quintali, tranciato di netto lastre di marmo. «Questa terra trema da sempre – dice Ratti – Fin da piccolo mi hanno detto 'E' il signore che qui ci tiene su con le mani' . Così forte però non se l'aspettava nessuno. E' stato terribile. Siamo scappati tra le colonne di cemento armato che oscillavano». Aspettando che i tecnici della Protezione civile vengano a verificare l'agibilità della sua fabbrica, Claudio ieri caricava sacchi di farina, zucchero, pasta e due forme di parmigiano sul furgoni della sua ditta. «Dove li porto? Alle tendopoli di Finale. Mica possiamo stare a piangere e aspettare. I volontari di Trento non sapevano dove mettere la merce così gli ho detto di portarla qui e quello che serve lo scarico io. Sono anche riuscito a trovare tramite l'Aia, la carne macellata secondo le regole islamiche visto che in tendopoli ci sono tante etnie. Noi riapriremo solo quando ci diranno con sicurezza che si può». La strada dove si trova il salumificio Ratti si chiama via Granarolo e si capisce perché. Allevamenti e fienili crollati, si alternano a caseifici lesionati. Fanno tutti parte di una delle più grandi cooperative di Medolla, la «San Luca», incorporata da qualche anno in una coop ancora più grande la «Quattro Madonne» di Lesignana. Quest'ultima produce 13mila forme di grana Padano all'anno, la «San Luca» 5mila. Parte del deposito è pericolante, ma da ieri Paolo Borghi, medaglia d'oro 2009 come miglior produttore di parmigiano doc ha riaperto la San Luca e ha ripreso a fare il parmigiano. «I contadini devono continuare a mungere. E il latte, nonostante le scosse stressino le mucche, rimane di ottima qualità. Certo, dietro l'azienda ci sono le macerie e anche sulle strade, ma se si ferma il lavoro nelle stalle, tutto il ciclo del grana Padano va in crisi». Per via Granarolo passa un camioncino con i volontari che regalano bottiglie d'acqua e confezioni di latte. Non serve dire che sei «terremotato» per averne una, ormai i confini tra le persone sono cancellati. Chiedono se c'è bisogno di altro. Alla guida c'è un professore di scuola media che non ha più una classe dove insegnare, sul cassone un ragazzo che lavorava alla Haemotronic collega di Biagio, Paolo, Giordano e Matteo rimasti sotto le macerie. «Da quel momento ho deciso di non fermarmi. Ci sarà tempo per piangere. Ora non si può». ©RIPRODUZIONE RISERVATA