Ventura: «Col Torino vittoria speciale»
MEDE E' stato un incontro tra amici quello di martedì sera a Mede con Giampiero Ventura, il mister del Torino. Accolto con tanti applausi dai tifosi granata, si è prestato alle fotografie di rito e alle domande. La serata è stata organizzata da Mauro Ottonelli, direttore dI "Il Tam Tam", mensile lomellino, con la collaborazione del gruppo Alpini di Mede, dell'associazione "Brunoldi Ceci" di Sartirana e del Torino Club Lomellina Granata. Il motivo dell'arrivo a Mede di Ventura è da ricercare nelle sue origini. Il mister è stato infatti compagno di scuola e amico d'infanzia del medese Ottonelli, che ha iniziato la serata con le dovute presentazioni: «La nostra non è stata solo un'amicizia tra i banchi di scuola, ma entrambi frequentavamo l'oratorio sotto casa, a Genova. Giampiero aveva già il pallone tra i piedi prima ancora di arrivare alla Sampdoria». Successivamente ha preso la parola l'ospite della serata, che ha esordito: «Di solito non partecipo a eventi o manifestazioni, perché sono i calciatori i veri protagonisti, ma sono qui per amicizia e posso dire che mi sento un po' a casa». Ventura ha poi continuato l'incontro, davanti a una sala gremita, parlando delle emozioni provate con la squadra. «E' stata una stagione davvero difficile, ma sono orgoglioso. Non è il primo campionato che vinco, ma la gioia è tanta. L'emozione più grande è stata vedere le 70 mila bandiere granata sventolare nelle strade di Torino. Questo campionato mi ha dato molto, ma a differenza degli altri ho ricevuto tanti complimenti perché ho vinto a Torino. Il Torino ha una storia che non va dimenticata, portandola nel cuore però bisogna guardare avanti, pensare al futuro, per far si che le bandiere della festa non tornino nei cassetti». Ventura ha poi descritto il duro lavoro che è stato fatto all'inizio dell'anno, i sacrifici e gli obiettivi: «Siamo partiti con tante difficoltà, ai primi allenamenti ci aspettava un pubblico arrabbiato e i giocatori erano ansiosi, direi spaventati. Ho passato ore a parlare con ognuno di loro, a capire quali fossero le difficoltà per poi superarle insieme. L'obbiettivo era creare una squadra che prima non c'era, puntare al noi e non più al singolo giocatore». Marta Mogni