Buffon attacca i giudici «Inchiesta spettacolo»
L'estate rovente del calcio inizia oggi a Roma. Nell'ex Ostello della Gioventù del Foro Italico prenderà il via il tanto atteso processo sportivo al Calcioscommesse. Il secondo, se si considera quello dello scorso anno, e sono ben 61 tesserati (tra cui Fissore del Pavia) e 22 i club di cui la Commissione disciplinare dovrà valuterne la posizioni. Comprese società di serie A come Atalanta, Siena e Novara (retrocesso sul campo al termine di questa stagione). Il club toscano risponde in questo processo soltanto per responsabilità oggettiva sull'attività illecita del proprio tesserato Filippo Carobbio, così come lo Spezia, neopromosso in Serie B. FIRENZE L'altro scandalo. Gigi Buffon non si nasconde dietro garantismi di facciata, tantomeno dietro le parole. Dal ritiro della nazionale il capitano azzurro sfoga l'ira contro le «paternali» ricevute per le frasi su pareggi comodi. E soprattutto per quella che tra giri di ironia bolla come spettacolarizzazione dell'inchiesta calcioscommesse. «Sapete 3-4 mesi prima di operazioni, conoscete i contenuti di un verbale al pm 10 minuti dopo. Le telecamere lunedì erano Coverciano alle 6. Questa è la vergogna». Parole durissima, non certo un sasso nello stagno. Perché pesa come un macigno, perché le acque sono già molto agitate. Tutto attorno alla nazionale, e anche dentro. Vergogna si sposta con tanti comportamenti, in questi giorni. Buffon sceglie di usarla per scoop e reportage. Ma è chiaro che l'obiettivo principale non sono i media. «Io ascoltato dal pm? Non so nulla. I diretti interessati sono sempre gli ultimi a sapere. Lo chiedo a voi: sarò ascoltato?», dice. E invece li riversa tutti sul tavolo della sala conferenze di Coverciano. «Ho piena fiducia nei pm, che facciano piena giustizia. Perché non c'è nulla di peggio che giocare o speculare sulla vita di una persona». Sotto accusa, lui, ci era finito solo per le frasi prima di entrare in ritiro: «Combine? Chi conosce il calcio sa che alle volte un pari può far comodo alle due squadre». Intanto, però, la conclusione dell'inchiesta sul calcio scommesse, avviata dalla Procura di Cremona «non sembra vicina». Lo ha affermato il Pm Roberto Di Martino, parlando con i giornalisti: «È come svuotare il mare con un cucchiaino». Quanto alle parole di Buffon, «se sa qualcosa si faccia avanti». Come se non bastasse si apre un filone Napoli. Matteo Gianello, ex terzo portiere del Napoli, e Silvio Giusti, centrocampista che ha militato nelle serie minori prima di approdare al Chievo. Entrambi accomunati da una passione per le scommesse definita «compulsiva» dai magistrati che hanno intercettato centinaia di telefonate e di sms in cui non si parla d'altro che di partite, contatti, dritte giuste, puntate sostanziose e «sicure» così come di rilevanti perdite. Sono loro gli unici indagati che la procura di Napoli ritiene sicuramente coinvolti nell'inchiesta sul calcio scommesse, avendo disposto ieri la notifica nei loro confronti di un avviso di chiusura delle indagini preliminari per l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. La partita incriminata è Sampdoria-Napoli del 16 maggio 2010, vinta 1-0 dai blucerchiati, sulla quale grava l'ombra della combine. Ora si prevede l'apertura di un fascicolo da parte della giustizia sportiva che potrebbe portare al deferimento del Napoli e la possibile esclusione della società dalle competizioni europee.